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  • Progetto Diritti partecipa alla campagna “Reati Minori Pena Maggiore”

    “Reati Minori Pena Maggiore” è il nome della campagna internazionale a cui Progetto Diritti ha aderito, insieme alla Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili (CILD). Perché pensiamo sia necessario opporsi a pene ingiuste per reati di lieve entità. Perchè pensiamo che sia necessario garantire tutele procedurali fondamentali anche per chi commette questi reati.


    A cosa ci riferiamo? Alla presunzione di innocenza, alla protezione dei minori, all’accesso ad un avvocato, all’assistenza legale, all’interpretariato e alla traduzione anche per i reati minori. Spesso, infatti, questi diritti procedurali fondamentali non sono garantiti alle persone criminalizzate per reati minori, portando a conseguenze gravi in termine di impatto sulle loro vite. Tutto questo apre le porte ad un’applicazione arbitraria, abusiva e discriminatoria. In Italia ciò avviene spesso discriminando gruppi emarginati, come i migranti.


    Vi facciamo un esempio: la vendita di prodotti contraffatti viene punita inizialmente con una sanzione lieve, come una multa, per poi evolvere in sanzioni aggiuntive notevoli, fino al divieto di rinnovo del permesso di soggiorno e all’espulsione. Gli espulsi che non possono permettersi le spese di rientro rischiano una multa fino a 20.000€ per il reato di “mancata osservanza dell’ordine della polizia di lasciare il territorio dopo l’espulsione”. Ecco come un reato minore innesca conseguenze che cambiano la vita di queste persone.


    Inoltre reati contro l’ordine pubblico rappresentano delle misure atte ad allontanare gli “indesiderabili”, gli stessi spesso criminalizzati per i cosiddetti reati di povertà (come ad esempio viaggiare in treno senza biglietto).


    Progetto Diritti si occupa da 30 anni di tutela e assistere chi è vulnerabile. Per devolvere il 5×1000 a Progetto Diritti, compila la scheda sul modello 730 o Unico, firma nel riquadro ‘Sostegno al volontariato’ e indica il codice fiscale di Progetto Diritti: 97086730583


  • “Welcome to Italy”, l’inchiesta su Ousmane Sylla

    Va in onda oggi alle 14, su La 7, la replica di “Welcome to Italy”, la sesta inchiesta di “100 minuti”, programma scritto e condotto da Corrado Formigli e Alberto Nerazzini. Nel reportage che vi invitiamo a recuperare, Chiara Proietti D’Ambra, autrice dell’inchiesta, ripercorre gli ultimi mesi di vita di Ousmane Sylla, un ragazzo di 22 anni originario della Guinea che si è tolto la vita il 4 febbraio, impiccandosi all’inferriata del Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Ponte Galeria, nella periferia di Roma.

    L’avvocato Gaetano Mario Pasqualino, che coordina le attività di Progetto Diritti in Sicilia, rappresenta alcuni dei familiari di Sylla e evidenzia che ogni permanenza del giovane (Cassino, CPR di Trapani e CPR di Roma) presenta delle evidenti criticità che non hanno permesso al giovane di trovare conforto. Ousmane Sylla era in salute all’arrivo e in Italia le condizioni mentali e di salute si sono deteriorate: per questo non avrebbe dovuto trovarsi in un CPR. Inoltre, il giovane era potenzialmente titolare del diritto di asilo

    Elementi come la richiesta di trasferimento dal CPR di Trapani ad un altro luogo idoneo e la successiva somministrazione di psicofarmaci con gravi effetti collaterali devono servire ad avere una visione dinamica del tragico evento. Tale visione mira alla comprensione delle cause del suicidio, del malfunzionamento del sistema e delle responsabilità: perché non dovremmo trovarci a raccontare questa storia tragica, perché non si ripetano gli stessi errori.

    E’ possibile rivedere la puntata oggi alle 14 in TV oppure on demand sul sito di La 7 in qualsiasi momento.

    Progetto Diritti si occupa da 30 anni di tutela e assistere chi è vulnerabile. Per devolvere il 5×1000 a Progetto Diritti, compila la scheda sul modello 730 o Unico, firma nel riquadro ‘Sostegno al volontariato’ e indica il codice fiscale di Progetto Diritti: 97086730583


    Nelle foto, un’ opera di Mauro Biani e il testamento di Ousmane, scritto sul muro del CPR con un mozzicone di sigaretta.

  • Progetto Diritti contro l’allargamento dei “paesi sicuri”

    La nostra associazione si schiera con convinzione contro l’allargamento della lista dei cosiddetti “paesi sicuri”, che ha visto l’inclusione dei paesi di origine da cui provengono la maggioranza dei migranti.

    Questa strategia impatta negativamente la possibilità di far valere il proprio diritto di asilo: i cittadini di questi paesi possono essere respinti più facilmente e avranno meno probabilità di ottenere la protezione umanitaria.

    L’ aggiornamento della lista dei Paesi “sicuri” assume significato anche in relazione alla limitazione dei diritto di difesa ed è finalizzata anche ad una più larga applicazione di “procedure accelerate in frontiera”, come quelle che sottendono l’accordo tra Italia e Albania.

    Parteciperemo domani Sabato 17 Maggio ad un evento insieme alle Comunità Migranti, CRED e Potere al Popolo. Vi invitiamo a far parte dell’iniziativa dove discuteremo come il decreto in questione violi, tra le altre cose, i diritti dei lavoratori migranti. Vi aspettiamo domani , sabato 18 Maggio, alle Ore 10:00 presso il Centro Sociale Intifada, in Via di Casal Bruciato 15, a Roma.

    Progetto Diritti si occupa da 30 anni di tutela e assistere chi è vulnerabile. Per devolvere il 5×1000 a Progetto Diritti, compila la scheda sul modello 730 o Unico, firma nel riquadro ‘Sostegno al volontariato’ e indica il codice fiscale di Progetto Diritti: 97086730583

  • Procedimento proposto al Tribunale di Roma da diverse associazioni: anche Progetto Diritti chiede alla Questura di assicurare un veloce accesso per la richiesta di asilo

    Continua il procedimento di fronte al Tribunale ordinario di Roma con il quale 8 associazioni che si occupano della tutela dei cittadini stranieri hanno richiesto alla Questura di Roma di assicurare il più ampio accesso alla domanda di asilo.

    In data 7 maggio, davanti alla giudice dott.ssa Di Tullio si è celebrata la seconda udienza del procedimento incardinato dalle associazioni ASGI, Progetto Diritti, A Buon Diritto, Spazi Circolari, Libellula, ARCI, Baobab e Nonna Roma oltre a 16 cittadini provenienti da Sri Lanka, Colombia,
    Venezuela, Brasile ecc che da mesi cercano di accedere all’ Ufficio Immigrazione.

    Come già noto, la Questura di Roma fa accedere solo 10 – 15 persone al giorno che si trovano in file, mentre la maggior parte dei posti disponibili sono riservati a chi ha un appuntamento pregresso, a chi è ospitato nei centri di accoglienza ecc. Chi non riesce ad accedere si rimette in fila, così
    rimanendo costretto ad aspettare per giorni, oppure a desistere. Dover dormire, mangiare e trascorrere giorni in fila lede la dignità e i diritti delle persone, oltreché ostacolare il pieno accesso al diritto d’asilo.


    La giudice ha quindi disposto il rinvio della udienza al prossimo 4 giugno in particolare per chiarire le dinamiche dei fatti così come rappresentati dalle associazioni e dall’Amministrazione pubblica.
    Intanto, si attende ancora di sapere se i ricorrenti (tra i quali una donna in stato di gravidanza e un minore) riusciranno a fare accesso alla Questura in modo sicuro.

    Per approfondire sulla situazione di fatto
    Nel corso dei mesi trascorsi dalla presentazione del ricorso la situazione di oggettiva e materiale impossibilità di accedere agli uffici per presentare la domanda di asilo (e dare così avvio al procedimento) non è cambiata, come testimoniato dalle varie foto scattate da operatori e ricorrenti
    (doc. 6 foto Questura aggiornate). Si osservino in particolare le seguenti fonti di informazione:

    • A Roma si è costretti ancora a stare in fila fuori dalla questura per il diritto d’asilo – “A Roma si è costretti ancora a stare in fila fuori dalla questura per il diritto d’asilo” del 12.03.2024 pubblicato da Alterconomia: “Saman e Pradeep (nomi di fantasia) hanno deciso: chiederanno asilo in un’altra città, probabilmente sempre nel Lazio ma non a Roma. Sono ormai troppe notti che si alternano a dormire in via Patini, di fronte alla questura della capitale, per provare ad avere almeno un appuntamento per formalizzare la richiesta d’asilo. Sono una coppia srilankese molto solidale, una notte ci dorme lei e lui arriva la mattina e viceversa, ma il risultato non cambia perché verso le 8 arriva il poliziotto e distribuisce dai 10 ai 20 “tickets” per il primo appuntamento, su decine e decine di persone che aspettano, molte fin dalla notte prima. Sono centinaia le persone che si affollano in fila di fronte alla porta di via Patini ormai da molti mesi. Almeno da fine ottobre 2023, dicono le testimonianze degli operatori. “Prima nessuno dormiva lì, davano 50 o 60 numeri e la fila scorreva -racconta John Torres, operatore per l’Unione sindacale di base (Usb)– ultimamente invece ho accompagnato per due notti due donne peruviane, madre e figlia, in fuga da un marito violento. La prima notte sono arrivate verso le 4 di notte e non ce l’hanno fatta, la seconda sono arrivate a mezzanotte e c’erano già 80 persone prima di loro”. Ormai la situazione è sempre più drammatica: chi lascia i cartoni la sera per tenere il posto mentre va a mangiare qualcosa, chi si costruisce delle tende di fortuna, con pali e coperture.”
    • Migranti, effetto Cutro: la lunga attesa per la richiesta d’asilo. Giorni in coda solo per avere l’appuntamento per la formalizzazione. Che potrebbe essere tra un anno
    • Roma, appello per l’accesso alla domanda di asilo in Questura – L’appello diffuso da avvocati/e, professori e professoresse universitari, attivisti/e, organizzazioni sindacali e associazioni attivi sul territorio romano che ha raggiunto oltre 100 firme per chiedere “L’accesso al diritto di asilo è accesso ai diritti, sicurezza alimentare e condizioni
      dignitose di vita. Professor3, associazioni, giurist3, avvocat3, operator3 sociali e legali tornano a chiedere alla Questura di Roma di garantire l’accesso a tutt3 l3 cittadin3 stranier3 all’ufficio
      Immigrazione per la presentazione della domanda di asilo. Da anni l’accesso alla domanda di asilo è di fatto ostacolato. Le persone richiedenti asilo sono costrette ad accamparsi anche per diversi
      giorni e notti in via Teofilo Patini davanti agli Uffici della Questura di Roma per attendere che la loro domanda venga registrata. Anche bambini e persone disabili sono costrette a questo trattamento.
      La Questura di Roma dichiara da anni di essere in affanno e di non avere personale a sufficienza per registrare tutte le domande di protezione. Finora il Ministero non ha però raccolto questa richiesta e
      non ha provveduto a stanziare più funzionari e risorse. Il mancato accesso alla domanda di asilo comporta il mancato accesso a diritti fondamentali, alla sicurezza alimentare, ad un alloggio, a cure mediche e così provoca inutili tensioni anche all’interno della comunità italiana e straniera. Per tali motivi chiediamo al Ministero dell’interno e alla Questura di Roma di rispondere senza ulteriore ritardo al mandato attribuito loro dalla legge e di registrare tutte le domande di protezione.
    • Dal minuto 9 della puntata di Report del 21.04.2024 su Rai Tre vengono riprese le immagini delle persone in coda fuori dall’ufficio Immigrazione e vengono intervistati i richiedenti asilo.

    Alessandro Guarino
  • Cittadini tunisini bloccati sul traghetto GNV

    L’avvocato Gaetano Mario Pasqualino, che coordina le attività di Progetto Diritti in Sicilia, è intervenuto in difesa di un ragazzo tunisino recluso per quasi una settimana su un traghetto Grandi Navi Veloci insieme ad altri tre giovani connazionali.

    Il giovane si era imbarcato a Tunisi con regolare visto d’ingresso per lavoro e sarebbe dovuto scendere a Palermo per raggiungere Ragusa, dove gli era stato assicurato un regolare impiego.

    All’arrivo a Palermo, però, l’autorità amministrativa ha revocato il visto e ha emesso un decreto di respingimento alla frontiera privo di adeguata motivazione, senza fornire  la necessaria informativa legale, obbligando il ragazzo a risalire sulla nave, dove doveva rimanere ristretto sino alla fine del percorso programmato della nave (Napoli-Civitavecchia-Termini Imerese-Palermo) che sarebbe dovuta tornare a Tunisi dopo una settimana.

    L’avvocato Pasqualino è stato contattato dai familiari di uno dei ragazzi, che gli chiedevano di intervenire preoccupati anche per la sua particolare condizione medica, avendo il ragazzo bisogno di alimentarsi con una dieta specifica e necessitando di un costante monitoraggio sanitario, condizioni non assicurate nello stato di restrizione sulla nave.

    Ci si è trovati di fronte ad un trattenimento di fatto senza basi giuridiche, caratterizzato  da un periodo di permanenza coattiva sul traghetto finalizzato ad eseguire il rimpatrio dei giovani dopo diversi giorni. 

    L’intervento determinato dell’avvocato, nonchè il diretto interessamento del Prof. Mario Serio dell’Ufficio del Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, ha permesso al giovane di raggiungere un presidio sanitario. 

    All’esito dell’informativa fornita dal legale stesso, i quattro giovani hanno  presentato richiesta di protezione internazionale/speciale, ostativa al rimpatrio, e sono stati autorizzati a scendere dalla nave.

    Analoga questione si è riproposta subito dopo, e il lavoratore tunisino, anche lui provvisto di regolare visto di ingresso per lavoro ed annullato alla frontiera, all’esito dell’informativa legale fornita, ha presentato richiesta di protezione internazionale/speciale, ostativa al rimpatrio, ed è stato autorizzato a sbarcare ieri, 02.05.2024.

    Progetto Diritti si occupa da 30 anni di tutela e assistere chi è vulnerabile. Per devolvere il 5×1000 a Progetto Diritti, compila la scheda sul modello 730 o Unico, firma nel riquadro ‘Sostegno al volontariato’ e indica il codice fiscale di Progetto Diritti: 97086730583

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