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  • Contro lo sfruttamento. Vademecum legale

    Open Fields: preventing and combating racism and xenophobia against immigrant workers in agricultural departments of Southern Italy

    Il progetto Open Fields lavora per contrastare i fenomeni di intolleranza e discriminazione nei confronti delle persone straniere che lavorano in agricoltura in Sicilia, Puglia e Calabria dove la grande opportunità dell’immigrazione spesso si mescola con diffidenza e pregiudizi. Abbiamo immaginato delle azioni per favorire la convivenza positiva basata sul dialogo, la dignità, la partecipazione e la giustizia sociale, attraverso la comprensione critica delle filiere alimentari e la costruzione di un’informazione corretta sulla presenza di persone straniere e del loro ruolo cruciale nel settore agricolo.
    Elaboreremo una ricerca sullo stato di tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici straniere nelle aree rurali; con i media si farà un percorso formativo alla ricerca dei modi per decostruire gli stereotipi a partire dal linguaggio giornalistico. Con avvocati/e e studenti di legge sono previsti dei momenti formativi per un approfondimento dei diritti in materia di immigrazione, dai nuovi decreti alla sanatoria.
    Inoltre lavoriamo nelle scuole, per accompagnare alla costruzione di un pensiero critico che sappia analizzare gli stereotipi, riflettere sul linguaggio mediatico e comprendere le responsabilità individuali dirette nella costruzione di un certo tipo di narrazione. Con le ragazze e i ragazzi costruiremo una campagna di sensibilizzazione e elaboreremo strumenti di monitoraggio delle discriminazioni con il Glossario Etico.
    Allo stesso tempo, sappiamo quanto sia importante la conoscenza dei propri diritti, per poterli rivendicare e far rispettare. Per questo in Calabria l’Unità Mobile cercherà di portare un’informazione capillare sui diritti legislativi e sanitari, per far si che le persone possano assumere un ruolo da protagoniste nella vita dei territori che abitano. E sia in Calabria che in Sicilia il supporto legale utilizzerà anche questo Vademecum per informare e supportare legalmente lavoratrici e lavoratori dell’agricoltura.

    Abbiamo immaginato delle azioni per favorire la convivenza positiva basata sul dialogo, la dignità, la partecipazione e la giustizia sociale, attraverso la comprensione critica delle filiere alimentari e la costruzione di un’informazione corretta sulla presenza di persone straniere e del loro ruolo cruciale nel settore agricolo.
    Elaboreremo una ricerca sullo stato di tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici straniere nelle aree rurali; con i media si farà un percorso formativo alla ricerca dei modi per decostruire gli stereotipi a partire dal linguaggio giornalistico. Con avvocati/e e studenti di legge sono previsti dei momenti formativi per un approfondimento dei diritti in materia di immigrazione, dai nuovi decreti alla sanatoria.
    Inoltre lavoriamo nelle scuole, per accompagnare alla costruzione di un pensiero critico che sappia analizzare gli stereotipi, riflettere sul linguaggio mediatico e comprendere le responsabilità individuali dirette nella costruzione di un certo tipo di narrazione. Con le ragazze e i ragazzi costruiremo una campagna di sensibilizzazione e elaboreremo strumenti di monitoraggio delle discriminazioni con il Glossario Etico.
    Allo stesso tempo, sappiamo quanto sia importante la conoscenza dei propri diritti, per poterli rivendicare e far rispettare. Per questo in Calabria l’Unità Mobile cercherà di portare un’informazione capillare sui diritti legislativi e sanitari, per far si che le persone possano assumere un ruolo da protagoniste nella vita dei territori che abitano. E sia in Calabria che in Sicilia il supporto legale utilizzerà anche questo Vademecum per informare e supportare legalmente lavoratrici e lavoratori dell’agricoltura.

    Abbiamo immaginato delle azioni per favorire la convivenza positiva basata sul dialogo, la dignità, la partecipazione e la giustizia sociale, attraverso la comprensione critica delle filiere alimentari e la costruzione di un’informazione corretta sulla presenza di persone straniere e del loro ruolo cruciale nel settore agricolo.
    Elaboreremo una ricerca sullo stato di tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici straniere nelle aree rurali; con i media si farà un percorso formativo alla ricerca dei modi per decostruire gli stereotipi a partire dal linguaggio giornalistico. Con avvocati/e e studenti di legge sono previsti dei momenti formativi per un approfondimento dei diritti in materia di immigrazione, dai nuovi decreti alla sanatoria.
    Inoltre lavoriamo nelle scuole, per accompagnare alla costruzione di un pensiero critico che sappia analizzare gli stereotipi, riflettere sul linguaggio mediatico e comprendere le responsabilità individuali dirette nella costruzione di un certo tipo di narrazione. Con le ragazze e i ragazzi costruiremo una campagna di sensibilizzazione e elaboreremo strumenti di monitoraggio delle discriminazioni con il Glossario Etico.
    Allo stesso tempo, sappiamo quanto sia importante la conoscenza dei propri diritti, per poterli rivendicare e far rispettare. Per questo in Calabria l’Unità Mobile cercherà di portare un’informazione capillare sui diritti legislativi e sanitari, per far si che le persone possano assumere un ruolo da protagoniste nella vita dei territori che abitano. E in Sicilia un operatore legale lavora per informare i cittadini stranieri sui propri diritti. E sia in Calabria che in Sicilia il supporto legale utilizzerà anche questo Vademecum per informare e supportare legalmente lavoratrici e lavoratori dell’agricoltura.

    Tutto questo è Open Fields: preventing and combating racism and xenophobia against immigrant workers in agricultural departments of Southern Italy, un progetto co-finanziato dall’Unione Europea e portato avanti dal CRIC insieme al CISS, MEDU, Progetto Diritti, UNICAL e UNIBA in Calabria, Sicilia e Puglia e avviato a marzo 2020.

  • Comincia il processo per il «naufragio dei bambini» dell’11 ottobre 2013

    Si è aperto davanti al Tribunale di Roma il dibattimento del processo penale per il naufragio dell’11 ottobre 2013 nel quale persero la vita oltre 200 persone di cui sessanta bambini. Gli imputati, che allora ricoprivano ruoli di comando rispettivamente nella Marina Militare e nella Capitaneria di Porto, sono accusati di omissione di atti d’ufficio ed omicidio plurimo aggravato per aver posto in essere condotte che portarono al fatale ritardo nel soccorso dei profughi, per lo più siriani, che si trovavano a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Le vittime sono oltre 280 persone e tra essi oltre sessanta bambini. Gli avvocati di Progetto Diritti Arturo Salerni, Mario Angelelli, Gaetano Pasqualino e Giuseppe Nicoletti rappresentano alcune delle persone che si trovavano a bordo dell’imbarcazione quel giorno ed i familiari di alcune delle vittime, costituitisi come parti civili, che saranno ascoltati come testimoni nel corso del dibattimento. Nel processo sono stati chiamati come responsabili civili il Ministero della Difesa ed il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

    Progetto diritti, assistita dall’avvocato Silvia Calderoni, è costituita a sua volta parte civile nel processo per portare il suo contributo nella ricerca della verità su cosa accadde in quel tragico 11 ottobre e per accertare le responsabilità del ritardo dei soccorsi in mare. Il Collegio giudicante, presieduto dalla Dottoressa Pazienza, ha fissato un fitto calendario di udienze nel corso delle quali, a partire dal prossimo 28 gennaio, saranno ascoltati i testimoni della vicenda, Saranno chiamati a testimoniare, oltre a coloro che hanno vissuto il naufragio in prima persona, anche i Ministri della Difesa e dei Trasporti dell’epoca, Mario Mauro e Graziano Delrio, ed il Sottosegretario Roberta Pinotti che riferì in Parlamento sulla vicenda. 

  • Eva Tennina: «Per il 2021: più rete, più Europa, più territorio»

    «È stato un anno complicato, ovviamente», ci confida Eva Tennina, responsabile della progettazione di Progetto Diritti. «Molte delle attività progettuali si sono dovute adattare e convertire per far fronte alle necessità più urgenti, e non è stato facile. È stato impegnativo riuscire a mantenere attivi i nostri servizi; abbiamo dovuto, come tutti, ricalibrare metodi e impegni: ma ce l’abbiamo fatta».
    E come è stato possibile dare continuità ai servizi di Progetto Diritti anche durante il lockdown e la pandemia? «Nonostante il lockdown le operatrici e gli operatori legali dell’associazione hanno mantenuto costante contatto con gli utenti, soprattutto con i più vulnerabili, fornendo loro un indispensabile punto di riferimento umano nella profonda incertezza della situazione.  Abbiamo intensificato la collaborazione e il supporto con le organizzazioni della società civile che già appartenevano alla nostra rete; ci siamo confrontati con nuove realtà, sia a livello nazionale che europeo, trovando nuove convergenze e prospettive. Per esempio a livello nazionale prosegue il nostro impegno nella lotta contro lo sfruttamento lavorativo, con particolare attenzione alla tutela dei braccianti stranieri impiegati nell’agricoltura, nel Lazio e nelle regioni del Sud Italia (Sicilia, Calabria e Puglia)».
    E dal punto di vista internazionale che novità ci sono state? «abbiamo potuto consolidare il rapporto con diversi stakeholder a livello europeo, grazie ad un progetto pilota sul tema delle alternative alla detenzione amministrativa degli stranieri (European Alternative to Detention Network), questa esperienza ci ha permesso di far valere la nostra lunga esperienza e mettere a punto una metodologia che valorizzi la centralità, l’unicità e la partecipazione attiva della persona ner far valere i propri diritti».
    Cosa ti aspetti dal 2021?
    «Beh… Non so cosa aspettarmi, ma so cosa vorrei fare e come ci si può arrivare. Daremo priorità ai territori in cui operiamo attraverso i nostri sportelli legali, volgendo lo sguardo verso le strategie europee e gli attori decisionali che lì operano, poi porteremo avanti le nostre battaglie di advocacy facendo rete e rimanendo con i piedi ben saldi sui nostri territori, a Roma e altrove. Insomma, ecco qua: rete, Europa, territorio».

  • Cristiana Pelliccetti dello sportello legale di Progetto Diritti al Pigneto: «La nostra parola d’ordine nel 2020 è stata la continuità».

    Cristiana Pelliccetti – dal 2007 operatrice dello storico sportello legale di Progetto Diritti al Pigneto – ci racconta il 2020 spericolato a Via Ettore Giovenale: «Abbiamo cominciato l’anno lavorando sugli effetti del Decreto Salvini, in particolare abbiamo informato e assistito gli utenti più colpiti dalle conseguenze del decreto, i titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari al fine di conservare la loro regolarità sul territorio».
    E poi? «E poi c’è stata la sorpresa della pandemia e, durante il lockdown totale, come tutti abbiamo dovuto ricalibrare la nostra modalità di lavoro facendo circolare sul territorio dei numeri di telefono con i quali, nei primi mesi di chiusura, siamo riusciti comunque a intercettare le esigenze dei nostri utenti. Direi che abbiamo cercato con tutte le nostre forze di dare continuità alle attività dello sportello. Credo che ci siamo riusciti».
    «Oltre a svolgere le nostre abituali attività, abbiamo anche partecipato a un lavoro di coordinamento e di rete con altre associazioni per le esigenze di persone che nel frattempo erano cambiate. Abbiamo diffuso dei volantini in le varie lingue per comunicare a tutti gli utenti stranieri quello che stava accadendo e abbiamo scoperto che le persone erano in difficoltà anche solo per mangiare, avevano perso il lavoro e non avevano altra fonte di reddito. Abbiamo offerto assistenza anche per ottenere e richiedere gli aiuti come il bonus spesa o quello per le partite Iva, ecc. La rete con altre realtà del territorio (Ex-Snia, il comitato di quartiere, e altre associazioni di volontariato) è stata fondamentale».
    «Abbiamo insomma affrontato l’emergenza con le qualità che in questo territorio sono presenti e operanti da tempo: la solidarietà, il sostegno reciproco, il supporto alle situazioni più complicate».
    «Voglio ricordare un caso che ci ha occupato durante il lockdown e che con caparbietà siamo riusciti a risolvere. Si tratta di un ricongiungimento familiare che era stato bocciato per errore assurdi – una dei quelle situazioni kafkiane purtroppo piuttosto frequenti –  e che, anche durante lo stato di fermo delle attività istituzionale, siamo riusciti a sbloccare. Ne siamo stati orgogliosi».
    Poi il lockdown è finito. Siamo a maggio. «Sì, abbiamo poi riaperto lo sportello adeguandoci alle nuove norme sanitarie e subito c’è stato l’evento della sanatoria che ci impegnato per mesi, da giugno ad agosto, con un’affluenza allo sportello veramente notevole».
    Il 2020 è finito con le modifiche al Decreto sicurezza, che ne pensi? 
    «Penso che, per quanto sia ancora in una situazione embrionale, le modifiche che sono note offrano diverse possibilità di regolarizzazione e penso che nel 2021 sarà il nostro campo di battaglia quotidiano. Vorrei che tornassero allo sportello tutte le persone che sono state colpite dal precedente decreto salviniano per poter individuare strategie per ottenere e rinnovare il loro permesso di soggiorno».

  • Progetto Diritti ricorda Simona Sinopoli

    Ci ha lasciato Simona Sinopoli, amica di Progetto Diritti, ha lavorato e collaborato con noi per lungo tempo. Presidente di Arci Roma, brillante avvocata impegnata per la tutela dei diritti delle persone più deboli, in particolare degli stranieri in Italia. Da sempre ha operato ed agito con simpatia e competenza. La ricordiamo con affetto.

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