Su Ponte Galeria

Mercoledì 7 Febbraio siamo stati davanti alla Prefettura di Roma insieme a tante realtà che si battono per porre fine alla detenzione amministrativa. Non possiamo aspettare il prossimo Ousmane Sylla per affrontare le atrocità che accadono all’interno dei centri di permanenza per il rimpatrio. Sempre più inchieste e testimonianze ci restituiscono la realtà di un sistema inumano, dove comanda la regola del profitto e vengono negati i più basilari diritti. Non è più possibile girarsi dall’altra parte.


L’istituzionalizzazione della pratica della detenzione amministrativa ha radici lontane, è stata introdotta nel 1998 dalla Legge Turco-Napolitano, con l’entrata dell’Italia nel trattato di Schengen. Da allora la reclusione senza reato è stata utilizzata come strumento propagandistico e punitivo, un modo per nascondersi dietro l’incapacità e la non volontà di riformare le politiche di gestione dei flussi migratori. Tutto questo sulla pelle di persone che non dovevano scontare alcuna pena. 


Chi sono questi temibili “irregolari” che rischiano di essere trattenuti a queste condizioni fino a un anno e mezzo? In Italia si stima che ci sia circa mezzo milione di persone che non è titolare di un permesso di soggiorno in corso di validità. Tra questi c’è chi è in Italia da tanto tempo, qui ha costruito qui una rete sociale, ma non ha potuto rinnovare il permesso a causa della perdita del lavoro, in conseguenza della crisi pandemica ed economica, chi è nato e cresciuto in Italia e non è mai stato in altri Paesi, chi è rimasto intrappolato tra cambiamenti normativi e lungaggini burocratiche e anche chi è vittima di sfruttamento e marginalità.


Tutte queste persone, non potendo lavorare regolarmente, diventano perfetta manodopera da sfruttare e ricattare facilmente. Restituiamo dignità alle persone, seguiamo il buon esempio di altri Paesi dell’UE che hanno finalmente compreso la grande opportunità di regolarizzare chi si trova già sul territorio nazionale.