soumaila sacko

  • Mesi di ritardo per un visto di ricongiungimento familiare: condannate le amministrazioni

    Il ricorrente, rifugiato afghano, è rappresentato dall’avvocata di Progetto Diritti Silvia Calderoni


    E’ stata emessa lo scorso 4 agosto dal Tribunale di Roma la sentenza che ordina allo Sportello Unico per l’Immigrazione di Roma di provvedere quanto prima all’inoltro dei nullaosta relativi alla coniuge e al figlio minore di un cittadino afghano residente in Italia e titolare dello status di rifugiato. Con l’ordinanza si dispone inoltre che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Ambasciata italiana a Teheran (Iran) fissino tempestivamente l’appuntamento per il rilascio dei visti d’ingresso.

    Il ricorrente, rappresentato dall’avvocata di Progetto Diritti Silvia Calderoni, aveva presentato istanza di ricongiungimento con la famiglia, che attualmente si trova a Teheran con il rischio di un ritorno forzato in Afghanistan. Nel gennaio 2022 lo Sportello Unico per l’Immigrazione di Roma aveva dichiarato di aver provveduto alla trasmissione dei nullaosta all’Ambasciata di Teheran che, però, contattata dal ricorrente per l’appuntamento, affermava di non aver ricevuto i visti, senza segnalare la problematica all’altra amministrazione.

    Solo lo scorso 27 luglio il Ministero dell’Interno, dopo ripetute sollecitazioni, ha imputato a problemi telematici il mancato invio dei nullaosta all’Ambasciata e ha provveduto a metterli a disposizione. La giudice ha pertanto stabilito che il ritardo non è imputabile al ricorrente e ha condannato le amministrazioni alle spese.

  • Arturo Salerni sul blocco navale: “Viola il diritto internazionale e la Costituzione”

    “Il blocco navale di fatto è un’operazione di guerra, che nasce da un’ostilità nei confronti di un altro Paese”. Così l’avvocato Arturo Salerni, presidente di CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili) e membro di Progetto Diritti, ha commentato all’Ansa la questione del blocco navale proposto da Giorgia Meloni. Inoltre, andrebbe chiarita la sua “operatività, perché è da comprendere dove dovrebbe essere piazzato e con riferimento a quale luogo di provenienza delle imbarcazioni”.

    “O il bombardamento o il respingimento”

    Ma in cosa consisterebbe? Viene intercettata un’imbarcazione: cosa si opererebbe? “O un atto ostile, nel senso di bombardare l’imbarcazione, ma mi sembra una operazione non solo non realizzabile, ma palesemente illegale e illegittima, oltre che criminale. O il respingimento verso il Paese di provenienza delle persone che stanno scappando. Io penso al caso della Libia- ha proseguito l’avvocato Salerni- perché sostanzialmente il grande flusso migratorio per mare avviene attraverso il Mediterraneo centrale e la Libia. Significherebbe respingere quelle persone che fuggono da un Paese nel quale sono negati i diritti fondamentali, verso quello stesso Paese. Ed è una palese violazione del diritto internazionale umanitario e della Convenzione di Ginevra. Spero che a questa propaganda non segua un ulteriore imbarbarimento di una situazione che è già difficile, perché a oggi, nei confronti della Libia, nulla è chiaro”.

    “C’è il problema della collaborazione del nostro Paese con la Libia”

    Il presidente di CILD ha poi ricordato gli accordi “che sono stati rivotati ultimamente dalle Camere con la Guardia costiera libica per mantenere una zona SAR, cioè di recupero e salvataggio. La SAR- ha spiegato- dovrebbe essere gestita da una inesistente Guardia costiera libica, che altro non è che una serie di miliziani che riportano nel Paese colori che scappano. E già vi è un problema della collaborazione del nostro Paese e dell’Unione europea con la Libia. Un ulteriore salto che prevedesse addirittura il generalizzato respingimento di coloro che scappano da quel Paese si pone in contrasto con una serie già enorme di pronunzie della Corte europea dei diritti dell’uomo, cioè dell’organismo giurisdizionale del Consiglio di Europa. E credo anche che andrebbe a cozzare con il diritto comunitario oltre che con tante nostre disposizioni”.

    Il processo Open Arms

    ” Consideriamo- ha aggiunto- che abbiamo un processo a Palermo con rifermento alla questione dei porti chiusi in cui è imputato il ministro dell’Interno del 2018-19 per la mancata concessione della possibilità di sbarcare in un porto sicuro a 200 naufraghi che erano stati recuperati dalla nave Open Arms. C’è il dibattimento in corso, non sappiamo quale sarà l’esito delle vicende giudiziarie, ma è evidente che siamo su un terreno che definire ‘spinoso’ è usare un termine annacquato. Siamo di fronte- ha concluso- a un salto di qualità non compatibile con le Convenzioni che l’Italia sottoscrive e con le previsioni della nostra Carta costituzionale”.

    FONTE: ANSA (https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2022/08/06/migranti-il-blocco-navale-e-contro-il-diritto-internazionale-e-la-costituzione_b46b2734-ac6e-40ab-b527-844801e26797.html)

  • Open Arms, Udienza rinviata al 27 settembre

    L’udienza per il processo a Matteo Salvini che si sarebbe dovuta svolgere oggi a Palermo è stata rinviata a causa della crisi di Governo. L’udienza è slittata è al prossimo 16 settembre, quando saranno ascoltati gli ex ministri della Difesa e dei Trasporti Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli.

  • Plan Condor, Ieri la prima udienza del processo a Troccoli

    Si è svolta ieri mattina presso l’aula Bunker di Rebibbia la prima udienza del Processo a Jorge Nestor Troccoli (Operazione Condor). Nel corso della mattinata c’è stata la costituzione di diverse parti civili, quella della Repubblica Argentina, rappresentata dall’avvocata di Progetto Diritti Silvia Calderoni; dell’Associazione per i diritti umani argentini, rappresentata dall’avvocato di Progetto Diritti Mario Angelelli e del Frente Amplio Uruguayano.  Si è svolta poi la richiesta di costituzione di parte civile di diversi familiari di persone uccise, ovvero di Elena Quinteros, Raffaella Giuliana Filippazzi e Augustin Potenza, questi ultimi rappresentati dall’avvocato di Progetto Diritti Arturo Salerni.  Infine, è stato l’intervento nel procedimento di CGIL, CISL e UIL. Su questa richiesta e sull’ammissione delle prove presentate, la Terza Corte di Assise di Roma deciderà nell’udienza del 27 settembre.

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