Locandina19giugno.pdf

  • Bracciante indiano sfruttato in azienda agricola a Latina: aperto il processo

    Si è è aperto ieri, 4 luglio 2018, a Latina il processo a carico dei responsabili dell’azienda agricola “Di Bonito”, sita a Borgo Sabotino, accusati di sfruttamento del lavoro nei confronti di un bracciante di origine indiana impiegato dal 2009 al 2017. Sfruttamento lavorativo, retribuzioni difformi da quanto previsto dai contratti collettivi di settore e comunque gravemente sproporzionate rispetto alla quantità di lavoro svolto, nessun riposo settimanale e rispetto dell’orario di lavoro.

    Balbir, questo il nome del bracciante, oggi difeso dal presidente di Progetto Diritti Mario Angelelli, viveva letteralmente segregato in una roulotte senza luce, acqua e gas. Spesso dormiva nella stalla e si lavava con l’acqua con la quale lavava le mucche. Mangiava gli avanzi buttati nel cassonetto dal padrone, il quale gli aveva sequestrato i documenti per non farlo andare via. Lo racconta il giornalista e sociologo Marco Omizzolo, in prima linea nella denuncia allo sfruttamento e al caporalato, che ha raccolto la coraggiosa richiesta di aiuto del bracciante. In seguito alla denuncia presentata al Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina, Balbir è stato salvato da un’esistenza fatta di povertà assoluta, vessazioni e umiliazioni. Per il suo coraggio è stato premiato con il permesso di soggiorno per motivi di giustizia.

    L’udienza è stata rinviata al 12 giugno 2019.

    Il Comune di Latina si costituirà parte civile e altrettanto farà l’associazione Progetto Diritti. Vogliamo essere presenti in quella che reputiamo una battaglia di civiltà contro la barbarie della pratica dello sfruttamento così diffusa peraltro nel territorio dell’Agri-Pontino. Perché bisogna sostenere il riscatto di Balbir e di tutti gli sfruttati e le sfruttate e al coraggio della sua denuncia rispondere con un percorso di giustizia esemplare per ribadire la centralità della dignità umana e dei diritti dei lavoratori.

  • Il viaggio di À travers Dakar: un’occasione inedita di confronto con la vitalità e le visioni autentiche dei giovani senegalesi

    Si avvia a conclusione il viaggio di À travers Dakar, il Festival di cinema senegalese giunto alla seconda edizione e organizzato dall’associazione Roma-Dakar. Un viaggio iniziato a Febbraio in Senegal che, dopo esser approdato in Italia il 10 giugno con la prima tappa nel Cinema Aquila di Roma, è passato da Catania, Torino e Milano per chiudersi il prossimo 7 luglio a Firenze nella prestigiosa sede della Biblioteca delle Oblate.

    Già con il suo esordio, nel 2016 nella Casa del Cinema di Roma, il Festival À travers Dakar aveva incontrato un grande apprezzamento da parte del pubblico che aveva riconosciuto il coraggio di un progetto che, in epoca di barriere e populismi, sceglie il cinema come linguaggio privilegiato per proporre un altro immaginario delle migrazioni e delle metropoli contemporanee.

    “Il cinema è un atleta”, dice il poeta; noi aggiungiamo che il cinema è un atleta africano. Il cinema è un atleta intrepido e turbolento, il cinema è un atleta che non è mai sul posto, corre qua e là, è un atleta che si allena instancabilmente e ha bisogno di grandi spazi, il cielo, e nuovi colori. Pensiamo anche che il cinema abbia bisogno di nuove persone e nuove idee. Per questo abbiamo scelto, per questa seconda edizione, di offrire la scena direttamente a giovani videomaker senegalesi con il loro sguardo su un Senegal complesso, vitale e pieno di contraddizioni, misero e ricco di energie che premono per essere liberate. Abbiamo voluto raccogliere le suggestioni di una visione “dal basso”, attingere all’energia collettiva dei giovani senegalesi per comunicare il loro cinema e le loro storie di vita. Abbiamo chiesto loro di inviarci dei cortometraggi (massimo 3 minuti) per raccontare e raccontarsi intorno al tema “la strada”. La risposta è stata vasta ed entusiasta. Abbiamo selezionato otto progetti e scelto di includere anche un mediometraggio realizzato da un Mamadou Khouma Gueye, giovane regista senegalese che vive in Francia.

    Ne è venuta fuori una piccola rassegna originale, variegata e ricca di spunti con contributi che spaziano da una narrazione più allegorica a veri spaccati di cultura pop, a riflessioni sulla strada come percorso di vita che tanto spesso per i giovani e le giovani senegalesi incontra il mare e il miraggio di un futuro migliore in Europa. Visioni immerse nei colori, nei suoni di una metropoli vivacissima come Dakar. Nei progetti proposti c’è anche l’incontro con le città nei Paesi di accoglienza, con un futuro carico di aspettative ma spesso ostile, duro, pieno di solitudine. Questo in particolare per il documentario Saraba dedicato ai minori stranieri non accompagnati che sempre più numerosi giungono a Nantes, come in tutte le principali città della Francia. Molti di loro trascorrono le loro giornate vagando per le strade e nella solitudine degli squat che fungono da alloggio per mancanza di assistenza pubblica. Giovanissimi che hanno sulle spalle percorsi atroci e restano aggrappati, nonostante tutto, alla speranza di una serenità da venire, nella brutalità di un’esistenza quotidiana senza colori.

    Questo progetto, per Mamadou Khouma Gueye nasce da un percorso di militanza, dall’impegno di portare il cinema nelle banlieu di Dakar, di avvicinare giovani che non si possono permettere una formazione accademica o tecnica professionale, al linguaggio cinematografico e ai suoi strumenti.

    Le città in cui À travers Dakar – II Edizione è già stato realizzato ci hanno riservato una grande accoglienza anche grazie alla collaborazione con le organizzazioni locali, in particolare le associazioni dei Senegalesi presenti nelle diverse città. All’ultima tappa, quella di Firenze, teniamo in modo particolare perché questa città ha conosciuto, soprattutto nell’ultimo anno, una recrudescenza di atti razzisti e xenofobi e la comunità senegalese è stata forse la più colpita. Noi siamo convinti che offrire nei territori degli spazi in cui si creino connessioni di saperi e arti, sia uno strumento per affrontare l’imbarbarimento cui assistiamo e smontare stereotipi con occasioni autentiche di confronto.

     

    A Firenze il 7 luglio l’appuntamento è nella Biblioteca delle Oblate, in via Oriuolo 24 alle 18. Aprirà l’incontro la lezione introduttiva di Sebastiano Ceschi del Cespi– Centro Studi di Politica Internazionale e saranno proiettati i seguenti corti:

    Il rifiuto – di Soulemayne Dia

    Saraba version courte – di Mamadou Khouma Gueye

    L’aventure de Coula – di Mahamadou Kheraba Traore

    La route en urgence – di Team Spartan)

    Waac Taay – di Mamadou Dia

    Mbedu Bur – di Georges Maurice Diémé

    L’élan – di Mohamadou Moustapha Mbengue.

    I progetti selezionati saranno suddivisi per temi: allegoria – metropoli – migrazioni. Dei testi di collegamento consentiranno al pubblico di attraversare la visione in modo guidato.

    A seguire sarà proiettato il documentario Saraba (20’) di Mamadou Khouma Gueye.

     

    Il Festival À travers Dakar è organizzato dall’associazione Roma-Dakar in collaborazione con Progetto Diritti Onlus, GEEW, Sup’imax, Associazione dei Senegalesi a Torino – AST e con il sostegno di MigrArti – La Cultura Unisce e del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo.

    IMG_6315 36176668_1115129361958594_4220699851093966848_n 36200157_1663857823711075_5252622347331960832_o 36063820_1115129271958603_3938303024077733888_n 36062893_1115129138625283_5000902865393287168_n IMG_6431 IMG_6433 IMG_6435 IMG_6438 IMG_6442 IMG_6443 36200222_1115129198625277_3380381695675990016_n IMG_6428 36223879_1663857220377802_6854605514781753344_o 36121371_1053799754769948_6832044609921613824_n 36045383_1053799634769960_443888980325302272_n 36034617_1053799464769977_6262670141339729920_n 36003284_1053799568103300_4805949158751993856_n 35923382_1053799504769973_4664699907863478272_n IMG_6336 IMG_6342 IMG_6344 IMG_6351 IMG_6355 35882987_1053799328103324_8838236877698891776_n IMG_6342 IMG_6331 IMG_6326 IMG_6323 IMG_6321 IMG_6317 1
    <
    >
    Immagini delle prime tappe del Festival À travers Dakar
  • Schiavo in Libia: protezione umanitaria a cittadino del Togo

    Il Tribunale Ordinario di Roma-Sezione Diritti della Persona e Immigrazione Civile ha riconosciuto, con decreto del 5 giugno 2018, la protezione umanitaria a un cittadino del Togo difeso dall’avvocato di Progetto Diritti Cosimo Alvaro. L’uomo, che svolgeva nel suo Paese d’origine il lavoro di meccanico, era stato picchiato e minacciato da un cliente perché la moto che questi gli era stata affidata in riparazione era stata rubata da terzi. Aveva quindi deciso di lasciare il Paese per il timore di ulteriori ritorsioni, essendo il cliente figlio di un ufficiale molto potente. Nel viaggio verso l’Europa l’uomo era stato costretto in Libia per sette mesi, sottoposto a violenze e venduto a un libico come schiavo. Nel frattempo lo aveva raggiunto la notizia della morte del padre durante una manifestazione antigovernativa in Togo.

    Il Tribunale in Composizione Collegiale, presieduto dalla Dott. ssa Luciana Sangiovanni, ha valutato anzitutto la situazione socio-politica vigente in Togo dove si sono acuite dalla fine del 2017 le tensioni sociali legate alle proteste contro il presidente Gnassinché e per l’attuazione di una riforma costituzionale. Arresti di massa, detenzioni arbitrarie, tortura e violenze sui manifestanti e uccisione di alcuni di loro, oltre a un clima generalizzato di impunità per le violazioni dei diritti umani, sono testimoniate nel Rapporto di Amnesty International 2017-2018. “La particolare situazione del paese di origine sopra descritta, potrebbe – affermano i giudici – esporre il ricorrente al rischio di essere coinvolto in possibili rivolte e scontri violenti tra le forze dell’ordine e dimostranti in aperto dissenso con il governo in carica, rischio tuttavia limitato nel tempo, considerato che l’attuale quadro socio politico allo stato non depone per una situazione di pericolo generalizzato”.

    Inoltre, determinante ai fini del giudizio, è la considerazione della natura del percorso migratorio, in cui il richiedente in giovane età è stato sottoposto a torture e trattamenti degradanti.

    Il racconto ha trovato poi puntuale riscontro nelle informazioni diffuse da organi di stampa e organizzazioni internazionali (Amnesty International) che attestano come la detenzione di massa arbitraria e a tempo indeterminato sia il principale mezzo di controllo dell’immigrazione in Libia. Nei centri i migranti subiscono trattamenti orribili, che si innestano in un ciclo di sfruttamento in cui colludono le guardie carcerarie, i trafficanti e la Guardia costiera. Nel corso del 2016 e del 2017 la Guardia Costiera Libica ha incrementato la sua operatività grazie al sostegno ricevuto dagli stati dell’Unione europea.

    La permanenza del richiedente in centri dove la tortura e la riduzione in schiavitù sono la regola ha determinato una condizione di vulnerabilità di cui il Tribunale ha tenuto conto riconoscendogli la protezione umanitaria.

    Puoi leggere qui il testo completo del Decreto del Tribunale di Roma – Sezione Diritti della Persona e Immigrazione del 5/06/2018.

  • Prima gli sfruttati – In piazza contro le disuguaglianze sociali

    L’uccisione di Soumaila Sacko, bracciante, sindacalista, compagno delle migliaia di sfruttati e sfruttate delle nostre campagne, ci ha messo ancora una volta di fronte alle contraddizioni di un Paese che tollera che in ampie sacche del suo territorio, nell’ambito dei rapporti di produzione della propria filiera agroalimentare, così come della logistica e del lavoro di cura, sussistano alla luce del sole condizioni di vita ai limiti dello schiavismo.

    Paghe da fame, ghettizzazione abitativa, nessuna tutela della salute e della sicurezza, rapporti di lavoro violenti. Una condizione di illegalità diffusa che viene tollerata e finanche protetta, che ha spesso mostrato all’intero Paese il suo lato più violento. Ricordiamo bene Sekine Traoré, Becky Moses e ora Soumaila, giusto per citare alcuni dei nomi che sono comparsi sulle pagine dei nostri giornali. Una scia di morti e feriti nei luoghi istituzionalizzati dello sfruttamento. Vite finite tragicamente dopo un’esistenza condotta senza dignità e diritti.

    Noi di Progetto Diritti sul terreno di queste contraddizioni ci siamo stati sempre, mettendo a disposizione il nostro impegno per restituire centralità ai diritti dei lavoratori, soprattutto coloro che sono più vulnerabili al ricatto sociale, la cui permanenza in Italia è legata al possesso di un contratto di lavoro.

    Ancor più oggi vogliamo scendere in piazza per portare avanti la stessa lotta allo sfruttamento che Soumaila Sacko portava avanti a San Ferdinando. Sabato 16 giugno nel corteo indetto da Federazione del Sociale-USB saremo con i lavoratori, i precari, i disoccupati, gli studenti e tutti coloro che più hanno pagato le conseguenze delle politiche di austerity.

    Scendiamo in piazza per chiedere scelte di politica sociale e del lavoro che vadano in una direzione completamente contraria a quella adottata in questi anni. Agli slogan xenofobi urlati dai politici negli ultimi mesi rispondiamo anche noi #primaglisfruttati!

    Appuntamento sabato 16 giugno alle 14 a piazza della Repubblica e dopo il corteo a San Giovanni nella grande assemblea nella quale prenderanno la parola i tanti movimenti, associazioni, partiti e centri sociali che hanno aderito alla giornata di lotta. Ad aprire il corteo sarà proprio una delegazione dei braccianti della piana di Gioia Tauro, compagni di lavoro e di lotta di Soumaila, e dei lavoratori delle campagne del Foggiano.

  • il 23 giugno a Terracina appuntamento con la Festa dei Popoli

    La Festa dei Popoli del 23 giugno 2018 che avrà luogo presso La Pineta alla fine del lungomare di Terracina (LT) è l’evento conclusivo del progetto dal titolo Inclusione, Diritti e Integrazione nell’Agro Pontino (IDEIA), realizzato dall’associazione Articolo Ventiquattro di Fondi grazie a un finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Fondo Nazionale del Volontariato, L. 266/1991 Linee di Indirizzo e Avviso n. 2/2016).

    IDEIA è stato pensato per promuovere sia la tutela dei diritti dei migranti che l’integrazione e lo scambio interculturale, nella convinzione che la reciproca conoscenza e il rispetto siano alla base di una società più giusta e… più bella! IDEIA ha garantito per un anno l’erogazione di servizi di informazione e consulenza legale per migranti presso gli Sportelli Legali di Fondi e Terracina, la realizzazione di due corsi di italiano L2 e il supporto alle attività della squadra multietnica del Fondi Cricket Club nella partecipazione a tornei organizzati dalla Federazione Italiana Cricket e dal CSI (Centro Sportivo Italiano).

    La festa sarà preceduta da una conferenza stampa che avrà luogo sabato 16 giugno 2018 alle ore 11 presso la sede di Articolo Ventiquattro in via C. Balbo n.12 a Fondi. Un momento per approfondire il lavoro svolto, non solo nell’ambito del progetto, dall’associazione proponente e dai suoi partner, Progetto Diritti onlus e l’ASD Atletico Diritti. Interverranno: Francescopaolo De Arcangelis, presidente di Articolo Ventiquattro; Cecilia Calò, responsabile del progetto IDEIA; Mary Cortese, responsabile dell’Ufficio Stampa di Progetto Diritti. Sono invitati i referenti della Divisione III del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

    Programma della Festa dei Popoli

    La Festa dei Popoli che avrà luogo sabato 23 giugno prevede, invece, la partecipazione di gruppi musicali, è il caso di dirlo, dai quattro angoli del mondo! Alle 18.00 si inizia con i suoni intensi e i ritmi incalzanti dell’America Latina portati dalla coloratissima Murga Sin Contrullo da Piazzale Aldo Moro fino alla Pineta alla fine del lungomare Circe. Alle 19.30 la scena sarà ceduta all’esibizione del gruppo indiano di Pontinia (LT) dei Bhangra Brothers con la loro danza tradizionalmente ballata dagli agricoltori del Punjab per festeggiare l’arrivo della primavera: una musica, il bhangra, che dall’Asia si è internazionalizzata e ha contaminato vari generi musicali nel mondo. Alle 20.30, il suono dei djembé e le danze rituali del gruppo Azalea, costituito da richiedenti asilo, ci trascineranno con una ritmica tribale in un viaggio alle nostre origini nella culla dell’umanità: l’Africa. Alle 21.30 saremo pronti per tornare in Europa e dare spazio alla band reggae terracinese dei Muiravale Freetown, nato per onorare la memoria e per diffondere il messaggio di altruismo, tolleranza e fratellanza del missionario terracinese in Mozambico, Alfredo Fiorini.

    Un giro del mondo in 6 ore attraverso musiche e tradizioni culturali che passerà anche attraverso la degustazione di piatti tipici multietnici.

     

    Info: articoloventiquattro@gmail.com

    terracina@progettodiritti.it

Nessun commento a questo articolo.

Lascia un commento