WhatsApp Image 2019-05-21 at 18.46.29

  • Progetto Diritti compie 30 anni, festeggia con noi!


    Progetto Diritti compie 30 anni e si fa festa! Vieni anche tu a festeggiare con noi il prossimo venerdì 7 ottobre, alle 19, presso il campetto da calcio ASD PIGNETO TEAM, in via Ettore Giovenale, 67, a Roma.

    La nostra associazione si è costituita formalmente nel 1992 per iniziativa di un gruppo di giovani avvocati che dalla metà degli anni ottanta operavano in vari quartieri romani con il Servizio Legale Popolare. Nel 1998, Progetto Diritti è diventata una Onlus e non ha mai smesso di impegnarsi nella tutela dei diritti delle fasce sociali più deboli e nel contrasto a ogni forma di discriminazione.

    Il cuore pulsante del nostro lavoro sono gli sportelli legali, sparsi in tutta Italia, attraverso cui forniamo informazioni e consulenza gratuita a chiunque vi si rivolga: siamo a Roma, Ostia, Terracina, Catania, Licata e Napoli. Non solo: nel 2013 Progetto Diritti insieme all’associazione Roma-Dakar ha dato vita ad uno Sportello Legale a Dakar, in Senegal, per fornire consulenza e assistenza legale ai cittadini provenienti da quell’area dell’Africa subsahariana che intendono intraprendere progetti di migrazione verso l’Europa.

    Ma non solo: in questi 30 anni, Progetto Diritti è stata anche impegnata in molteplici progetti, come quello, realizzato con l’associazione Antigone e con il patrocinio dell’Università Roma Tre, della Società Polisportiva Atletico Diritti, con la quale operano una squadra di calcio oggi iscritta al campionato di seconda categoria composta da migranti, richiedenti asilo, detenuti o ex detenuti e studenti universitari, una squadra di Cricket, il Fondi Cricket Club, composta da ragazzi di origine bengalese e indiana, una squadra di basket, la squadra di calcio a 5, costituita nel carcere di Rebibbia femminile, ed una squadra di tennis-tavolo, costituita nel carcere di Rebibbia, che partecipano a tornei federali.

    Progetto Diritti è una delle organizzazioni che nel 2014 hanno dato vita alla Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (Cild): le grandi questioni di cui si occupa la coalizione riguardano la lotta al razzismo e ogni forma di discriminazione, i diritti delle persone immigrate e di etnia rom e sinti, il contrasto a un sistema penale e penitenziario privo di garanzie e irrispettoso della dignità umana, la lotta per i diritti delle persone della comunità Lgbtqi+, la questione droghe, i diritti dei minori e la violenza contro le donne.

    Tutti i giorni lavoriamo per decostruire i troppi pregiudizi legati all’immigrazione, anche con i nostri progetti: lo abbiamo fatto con Alternatives to detention, finanziato dall’Epim, col quale sono state messe in luce le devastanti conseguenze di un approccio emergenziale alla gestione dell’immigrazione.

    E spesso sono gli stessi avvocati di Progetto Diritti a farsi carico di cause importanti: dalla difesa della Ong Open Arms nel processo contro l’ex ministro degli Interni Matteo Salvini alla difesa dei familiari di alcuni dei desaparecidos delle dittature sudamericane nel Processo Condor. I nostri legali sono poi impegnati a rappresentare molti braccianti vittime di caporalato, coerentemente con i tanti progetti dell’associazione su informazione e orientamento rivolte ai braccianti stranieri (e tra essi il progetto OpenFields).

    Insomma, per ricordare con noi i risultati raggiunti in questi trent’anni e soprattutto per rinnovare il nostro impegno a fare sempre meglio, raggiungici e e festeggia con noi venerdì 7 ottobre, alle 19, presso il campetto da calcio ASD PIGNETO TEAM, in via Ettore Giovenale, 67, a Roma.

  • Mesi di ritardo per un visto di ricongiungimento familiare: condannate le amministrazioni

    Il ricorrente, rifugiato afghano, è rappresentato dall’avvocata di Progetto Diritti Silvia Calderoni


    E’ stata emessa lo scorso 4 agosto dal Tribunale di Roma la sentenza che ordina allo Sportello Unico per l’Immigrazione di Roma di provvedere quanto prima all’inoltro dei nullaosta relativi alla coniuge e al figlio minore di un cittadino afghano residente in Italia e titolare dello status di rifugiato. Con l’ordinanza si dispone inoltre che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Ambasciata italiana a Teheran (Iran) fissino tempestivamente l’appuntamento per il rilascio dei visti d’ingresso.

    Il ricorrente, rappresentato dall’avvocata di Progetto Diritti Silvia Calderoni, aveva presentato istanza di ricongiungimento con la famiglia, che attualmente si trova a Teheran con il rischio di un ritorno forzato in Afghanistan. Nel gennaio 2022 lo Sportello Unico per l’Immigrazione di Roma aveva dichiarato di aver provveduto alla trasmissione dei nullaosta all’Ambasciata di Teheran che, però, contattata dal ricorrente per l’appuntamento, affermava di non aver ricevuto i visti, senza segnalare la problematica all’altra amministrazione.

    Solo lo scorso 27 luglio il Ministero dell’Interno, dopo ripetute sollecitazioni, ha imputato a problemi telematici il mancato invio dei nullaosta all’Ambasciata e ha provveduto a metterli a disposizione. La giudice ha pertanto stabilito che il ritardo non è imputabile al ricorrente e ha condannato le amministrazioni alle spese.

  • Arturo Salerni sul blocco navale: “Viola il diritto internazionale e la Costituzione”

    “Il blocco navale di fatto è un’operazione di guerra, che nasce da un’ostilità nei confronti di un altro Paese”. Così l’avvocato Arturo Salerni, presidente di CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili) e membro di Progetto Diritti, ha commentato all’Ansa la questione del blocco navale proposto da Giorgia Meloni. Inoltre, andrebbe chiarita la sua “operatività, perché è da comprendere dove dovrebbe essere piazzato e con riferimento a quale luogo di provenienza delle imbarcazioni”.

    “O il bombardamento o il respingimento”

    Ma in cosa consisterebbe? Viene intercettata un’imbarcazione: cosa si opererebbe? “O un atto ostile, nel senso di bombardare l’imbarcazione, ma mi sembra una operazione non solo non realizzabile, ma palesemente illegale e illegittima, oltre che criminale. O il respingimento verso il Paese di provenienza delle persone che stanno scappando. Io penso al caso della Libia- ha proseguito l’avvocato Salerni- perché sostanzialmente il grande flusso migratorio per mare avviene attraverso il Mediterraneo centrale e la Libia. Significherebbe respingere quelle persone che fuggono da un Paese nel quale sono negati i diritti fondamentali, verso quello stesso Paese. Ed è una palese violazione del diritto internazionale umanitario e della Convenzione di Ginevra. Spero che a questa propaganda non segua un ulteriore imbarbarimento di una situazione che è già difficile, perché a oggi, nei confronti della Libia, nulla è chiaro”.

    “C’è il problema della collaborazione del nostro Paese con la Libia”

    Il presidente di CILD ha poi ricordato gli accordi “che sono stati rivotati ultimamente dalle Camere con la Guardia costiera libica per mantenere una zona SAR, cioè di recupero e salvataggio. La SAR- ha spiegato- dovrebbe essere gestita da una inesistente Guardia costiera libica, che altro non è che una serie di miliziani che riportano nel Paese colori che scappano. E già vi è un problema della collaborazione del nostro Paese e dell’Unione europea con la Libia. Un ulteriore salto che prevedesse addirittura il generalizzato respingimento di coloro che scappano da quel Paese si pone in contrasto con una serie già enorme di pronunzie della Corte europea dei diritti dell’uomo, cioè dell’organismo giurisdizionale del Consiglio di Europa. E credo anche che andrebbe a cozzare con il diritto comunitario oltre che con tante nostre disposizioni”.

    Il processo Open Arms

    ” Consideriamo- ha aggiunto- che abbiamo un processo a Palermo con rifermento alla questione dei porti chiusi in cui è imputato il ministro dell’Interno del 2018-19 per la mancata concessione della possibilità di sbarcare in un porto sicuro a 200 naufraghi che erano stati recuperati dalla nave Open Arms. C’è il dibattimento in corso, non sappiamo quale sarà l’esito delle vicende giudiziarie, ma è evidente che siamo su un terreno che definire ‘spinoso’ è usare un termine annacquato. Siamo di fronte- ha concluso- a un salto di qualità non compatibile con le Convenzioni che l’Italia sottoscrive e con le previsioni della nostra Carta costituzionale”.

    FONTE: ANSA (https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2022/08/06/migranti-il-blocco-navale-e-contro-il-diritto-internazionale-e-la-costituzione_b46b2734-ac6e-40ab-b527-844801e26797.html)

Nessun commento a questo articolo.

Lascia un commento