Macarena_Gelman_acto

  • Il primo nuovo #Mostrissimo: Isak, il pazzerello

    Isak vive per strada, a Roma. Più che borderline, è «pazzerello», come si dice nella Capitale. Proviene dal Ciad (non sapete dove sta, vero? razzisti da due soldi, studiate un po’ almeno). Non sappiamo come è riuscito ad arrivare fino a qua perché non possiede più la capacità della memoria. Probabilmente era diretto in Inghilterra o in Germania. Eh già, l’Italia non è (quasi) mai la meta dei #Mostri. Fa male al cuore italico nazionalista sentire queste cose, ma è la verità. Non escludiamo che sia partito «sano» dal suo paese di origine e che si sia ammalato qui, o magari durante il viaggio (che sappiamo quanto può essere pericoloso, devastante). Nei suoi pensieri sconnessi e scombussolati si nasconde la sua storia, che emerge a tratti, complicata. Lui intanto è un fiume di parole in libertà. Si è presentato da noi – al «mitologico» sportello del Pigneto – l’estate scorsa accompagnato dalla Croce Rossa. Non aveva alcun documento. Abbiamo approfondito e abbiamo scoperto che aveva fatto una richiesta di protezione internazionale a Milano che gli era stata rifiutata perché non si era presentato (probabilmente perché già diventato senza fissa dimora). Abbiamo provato – come associazione Progetto Diritti – con tutta la documentazione sanitaria (anche se non bastava perché non si riesce a fargli seguire una terapia) a riaprire il suo caso. Isak è innocuo e ingenuo («Ahaha vi sta plagiando? Ma chi ci crede?», ecco la voce del razzista, la sentite dentro di voi?) la sua vita per strada per questi motivi è molto pericolosa. Abbiamo segnalato il caso alla commissione nazionale chiedendo il trasferimento di pratica a Roma viste le condizioni di salute. Impossibile accompagnarlo a Milano anche perché spesso sparisce per giorni, chissà dove («A fare reati, ecco dove va, bastardo»). Abbiamo accelerato con la Croce Rossa la procedura con la Questura di Roma per i casi vulnerabili e abbiamo ottenuto la possibilità di una seconda intervista con la commissione di Roma. Il giorno dell’appuntamento Isak è introvabile. Con la Commissione si è deciso di procedere comunque per la salvaguardia della persona, per la salute, perché la legge lo permetteva. Risultato: Isak ha oggi l’asilo politico. Una storia a lieto fine.
    Prevedibili commenti xenofobi: «Sta facendo finta», «Deve morire per strada», «Barbone straniero, pagati le tue cure a casa tua», «Avete aiutato a restare in Italia un prossimo stupratore», «Che schifo» e così via.
    Ci toccherà ripeterlo a ogni storia: i percorsi del Karma sono infiniti e misteriosi. I labirinti sociali, attenzione, non sai mai dove vanno a finire. Una società razzista colpisce a caso. Chissà che un giorno non vi capiti di dovervi curare, da stranieri, in un paese a voi straniero governato dai razzisti. D’altra parte gli italiani sono sempre stati migranti e oggetto di razzismo. E lo sono anche oggi. Basta chiedere all’Ice nei fantastici Usa di Trump. Non vi stiamo augurando niente eh, no.
    Noi – i nuovi #Mostri – vi amiamo, cari xenofobi e razzisti. Seguiteci. Ci divertiremo.

    Progetto realizzato con fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese

  • Campagna #Mostrissimi

    I nuovi #Mostri: i #Mostrissimi

    Nel 2019 con Progetto Diritti avevamo inaugurato la campagna #Mostri. Il 2019, che nostalgia! Erano tempi bellissimi. I razzisti erano ancora solo una élite di psicopatici e avevano appena cominciato a occupare i sacri scranni del potere. La popolazione italiana, ahiloro, era ancora aperta, accogliente e dignitosa, e non si era ancora trasformata in quella massa di bestie sbavanti che oggi vediamo all’opera nelle strade e, soprattutto, sui social. Il grande Matteo Salvini sedeva ancora al Viminale. Quante risate. Ogni giorni i migranti erano attaccati dal Potere da ogni punto di vista: pericolosi, criminali, terroristi, sporchi, comunisti, laziali. Bei tempi, davvero…
    Oggi tutto è cambiato, non è più solo il migrante irregolare a essere preso di mira, oggi il nemico – il nuovo Mostro, il #Mostrissimo – è lo straniero, qualsiasi straniero. È la razza, il problema, il colore della pelle: il sangue. E il popolo nel frattempo è diventato crudele come mai è stato. Oggi sta dalla parte dei potenti, mai con i diversi, mai con noi, mai con i #Mostri. Il popolo vota i razzisti e manda al governo gli xenofobi, in tutta Europa. Sette anni di disgustosa propaganda paranazista hanno avuto questo risultato. È un upgrade notevole, ne converrete. Per dire, nell’ultima kermesse della Lega del sempre ottimo Salvini uno striscione gigante svettava a carattere cubitali sullo sfondo: «Non passa lo straniero».
    Capito come?

    E allora noi rilanciamo con la nostra campagna i nuovi #Mostri: ci volete Mostri? Noi saremo #Mostrissimi.

    In queste nuove storie racconteremo storie di stranieri e migranti con una mostruosità in più, la malattia. Eh sì, avete capito bene. Essi sono gli stranieri, i mostri, che si sono dovuti accostare al Sistema Sanitario Nazionale italiano e già prevediamo i commenti e le battute xenofobe: «Ci hanno rubato anche la Sanità», «Perché non si vanno a curare a casa loro?», «Morite bastardi!». Ah, ma i percorsi del Karma sono infiniti. I labirinti sociali, attenzione, non sai mai dove sboccano. Chissà che un giorno non vi capiti di dovervi curare, da stranieri, in un paese a voi straniero governato dai razzisti. Chissà che una volta nella vita non dobbiate passare per le forche caudine della xenofobia burocratica e statale. D’altra parte gli italiani sono sempre stati migranti. E lo sono anche oggi. Basta chiedere all’Ice nei fantastici Usa di Trump. Non vi stiamo augurando niente eh, no. Noi – i nuovi #Mostri – vi amiamo, cari xenofobi e razzisti. Seguiteci. Ci divertiremo.

    Il progetto La cura dei diritti è realizzato con fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese

  • Lo sportello legale di Progetto Diritti a Shkodër (Scutari), in Albania

    Progetto Diritti ha un proprio sportello di consulenza, orientamento e assistenza legale in Albania nella città di Shkodër (Scutari). La sede dello sportello è collocata presso l’associazione Qendra Genesis di Shkodër con sede in Rruga Marin Beçikemi, pallati pranë Kolpingut, kati i 1, 4001.

    L’attività è rivolta sia nei confronti dei cittadini albanesi che dei cittadini provenienti da paesi extra UE, con problematiche di soggiorno in Italia, ricongiungimento, lavoro e previdenza, cittadinanza e di carattere civile e penale. Particolare attenzione è dedicata alle questioni della detenzione amministrativa, anche con riferimento alle tematiche riguardanti il CPR di Gjader (Lezha) che si trova nelle vicinanze di Shkodër, della regolarizzazione dell’ingresso e del soggiorno in Italia e della protezione internazionale.


    Il servizio sarà svolto nei giorni lunedì e giovedì di ogni settimana, dalle ore 17.00 alle ore 19.00. Il numero di telefono di Edmond Pjetri, giurista albanese e responsabile del servizio, è il seguente +355 69 34 02 942.

    La sede è stata inaugurata nell’ aprile 2024, Collaborano con lo sportello dli avvocati italiani di Progetto Diritti e l’avvocato albanese Plarent Anamali.

    Per sostenere questa iniziativa e l’attività di Progetto Diritti, che si occupa da 40 anni di tutelare e assistere le fasce deboli della popolazione, devolviil 5×1000. Compila la scheda sul modello 730 o Unico, firma nel riquadro ‘Sostegno al volontariato’ e indica il codice fiscale di Progetto Diritti: 97086730583

  • Incastrata nel labirinto della detenzione amministrativa: La storia di Sara

    Sara (nome di fantasia) è già stata tre volte nel CPR romano di Ponte Galeria, ma il conto potrebbe ancora aumentare. Nonostante sia già stata considerata inespellibile e il suo ultimo trattenimento non sia stato convalidato, Sara sembra incastrata in un labirinto detentivo, per cui corre quotidianamente il rischio di essere portata in un centro di detenzione per il rimpatrio (CPR).

    Nata e cresciuta a Roma compie 18 anni nel 2021. La sua famiglia è di origine bosniaca, ma lei non ha alcun legame con la Bosnia. Non parla la lingua. Non ha parenti lì. Tutti in famiglia sono regolari in Italia tranne lei, che da tre anni, da quel 2021 in cui ha compiuto 18 anni, si scontra con frontiere che non ha mai attraversato, ma che ha incorporato per il solo fatto di avere dei genitori senza cittadinanza italiana.

    Non passa un anno dal suo diciottesimo compleanno quando viene portata per la prima volta nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma, unico CPR in Italia ad avere una sezione femminile. 

    Rimane detenuta un mese e un mese rimarrà anche nel secondo trattenimento sempre nel CPR di Ponte Galeria. Solo il terzo è rapidissimo.  Si collega da remoto all’udienza che decide la non convalida del suo trattenimento in quanto non sembra esservi nessuna prospettiva di rimpatrio. Sara è considerata inespellibile ed esce tre giorni dopo il suo arrivo. Seppur breve è comunque un ostacolo, una parentesi troppo ingombrante che la definisce come indesiderabile e non voluta dal Paese in cui è nata. I continui trattenimenti, ma anche la sola minaccia di essi, rendono la sua vita intermittente e sospesa nell’impossibilità di seguire un percorso continuativo di regolarizzazione. Tra continui provvedimenti di espulsione e ricorsi, Sara rimane in attesa, un’attesa da irregolare. È un cortocircuito:  procedimenti tutti identici l’un l’altro intasano un sistema di giustizia già intasato. Sara aspetta sentenze già decise. Perché è stata tre volte nel CPR e tre volte è stata rilasciata essendo chiaramente inespellibile. Perché anche se già assolta una volta nel 2023, per una seconda volta si troverà davanti a un giudice di pace penale che dovrà decidere in merito a una seconda accusa di reato di non ottemperamento del provvedimento di allontanamento. 

    Nell’ottobre del 2022 l’avv. Tardella di Progetto Diritti ha presentato ricorso contro il provvedimento di espulsione in violazione dell’art. 14 del d.lgs 286/1998; la violazione dell’art.8 della CEDU e dell’art.19 del Testo Unico Immigrazione. In sintesi, tradotto, Sara correrebbe il rischio di sradicamento e allontanamento dai legami familiari e dunque il provvedimento dovrebbe essere dichiarato illegittimo e, nelle more, anche sospeso. Nel frattempo Sara attende la sentenza che potrebbe farla uscire da questo groviglio di irregolarità.

    La detenzione amministrativa agisce sulla vita di molte altre persone rom nate in Italia, fungendo da strumento punitivo nei confronti di un gruppo sistematicamente oggetto di razzismo strutturale e istituzionalizzato. Anziché creare una comunità sicura capace di accompagnare e accogliere, il sistema CPR alimenta la situazione di irregolarità di Sara nel Paese dove ha sempre vissuto. 

  • Devolvi il tuo 5×1000 a Progetto Diritti!

    Perché sostenere Progetto Diritti con il 5×1000?

    Per le attività ed i progetti che portiamo avanti ogni anno

    Ogni anno Progetto Diritti si impegna in attività per la tutela delle fasce più deboli e vulnerabili della popolazione, dalle persone migranti prive di documenti, ai lavoratori agricoli sottoposti a ipersfruttamento, alle persone minori in fuga da guerre.

    Stiamo portando avanti progetti sulle alternative alla detenzione amministrativa delle persone migranti ‘irregolari’ trattenute nei c.p.r.: ci impegniamo per assistere e supportare persone sprovviste di regolare permesso di soggiorno ed esposte al rischio di detenzione amministrativa, accompagnandole nel loro percorso per la regolarizzazione.

    Lavoriamo con braccianti sottoposti ad un feroce sfruttamento, fornendo informazioni, orientamento e assistenza legale.

    I nostri operatori forniscono orientamento e supporto per coloro che richiedono protezione in Italia con incontri di informazione sulle tematiche legate ai diritti, all’asilo ed all’immigrazione.

    Se anche tu vuoi sostenere il nostro lavoro per la tutela dei diritti dei lavoratori e delle fasce sociali meno abbienti , ti basta pochissimo: devolvi il tuo 5×1000 a Progetto Diritti!

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