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  • Perseguitato in Camerun perché omosessuale: gli va riconosciuto lo status di rifugiato

    Il codice penale camerunense punisce (oggi ai sensi dell’art. 347-1 della legge 7/2016) chiunque intrattenga una relazione omosessuale, a prescindere se in luogo pubblico o privato, con una pena detentiva dai sei mesi ai cinque anni e con una multa dai 20.000 ai 200.000 franchi. Inoltre il rapporto Amnesty International 2016/2017 documenta arresti indiscriminati, intimidazioni e vessazioni nei confronti della comunità LGBT. È alla luce di queste informazioni, oltre che con riguardo alla narrazione fornita dal richiedente, che il Tribunale di Palermo ha accolto il ricorso di un ragazzo proveniente dal Camerun, difeso dall’avvocato di Progetto Diritti Gaetano Mario Pasqualino, cui la Commissione Territoriale aveva negato ogni forma di protezione.

    Il giovane era stato scoperto insieme al proprio compagno, all’epoca della sua frequentazione del collegio maschile di Saint Michel de Melong, da un gruppo di concittadini che, oltre ad aggredirli verbalmente, li avevano fotografati per documentare la relazione alle autorità. Minacciato di venir denunciato presso la giustizia penale e considerata anche l’ostilità della madre che in tutti i modi ostacolava il suo orientamento sessuale, il ragazzo aveva lasciato il Camerun insieme al suo compagno. Dopo esser stati imprigionati e ghettizzati in Libia per cinque mesi, erano stati separati al momento della partenza dell’Italia perdendo uno le tracce dell’altro.

    I giudici di Palermo si dolgono in particolare del fatto che “l’autorità amministrativa deputata, nonostante le significative e circostanziate narrazioni effettuate dal medesimo in ordine alle persecuzioni patite in patria a causa della propria condizione di omosessualità, ha ritenuto non convincente il racconto, sottolineando la genericità della suddetta avversione sociale nei propri confronti, pur a fronte delle molteplici circostanze esposte”. Nel decreto del 06/09/2018 si sottolinea infatti che, alla luce della giurisprudenza, per persecuzione debba intendersi una forma di lotta radicale contro una minoranza che può essere anche attuata semplicemente sul piano giuridico, e specificamente con la mera configurazione come criminoso del comportamento che si intende contrastare. Inoltre, in forza dell’art. 5 del Dlgs 251/2007, i responsabili delle persecuzioni possono essere tanto lo Stato che soggetti non statuali, quali anche i familiari del richiedente asilo. Tutte condizioni che si ravvisano nel caso del giovane richiedente camerunense, cui pertanto va riconosciuto lo status di rifugiato.

    Il decreto del Tribunale di Palermo- Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea del 06/09/2018 è consultabile qui..

  • È arrivato il momento! Libertà per Öcalan!

    Progetto Diritti è da sempre impegnata al fianco del popolo kurdo. Nel nostro lavoro quotidiano di tutela legale sosteniamo molti cittadini e cittadine di etnia kurda nei procedimenti per l’ottenimento della protezione internazionale; abbiamo partecipato come osservatori in Turchia in occasione delle consultazioni elettorali e siamo impegnati nella promozione della cultura kurda nel nostro Paese con diverse iniziative.

    Oggi riteniamo più che mai necessario sostenere l’Iniziativa Internazionale Freedom For Öcalan – Peace in Kurdistan, un’iniziativa di pace multinazionale che lavora per una soluzione democratica della “questione kurda” con kurdi e turchi che vivono pacificamente insieme.Nel marzo 1999, all’indomani della cattura di Öcalan, l’International Initiative Freedom per Abdullah Öcalan – Peace in Kurdistan ha iniziato i suoi lavori per una soluzione pacifica della questione kurda attraverso intense attività di lobbying e pubbliche relazioni e con pubblicazioni periodiche.

    La questione kurda riguarda Iraq, Iran, Siria e, in particolare, la Turchia ed è uno dei maggiori problemi irrisolti del Medio Oriente. Nei conflitti della popolazione kurda con i governi turchi e con l’ISIS sono state perse innumerevoli vite, sono state distrutti innumerevoli città e villaggi e milioni di persone sono sfollate e profughe in diversi territori. Di fronte a questa crisi la liberazione di Abdullah Öcalan rappresenta una speranza. Dopo quasi vent’anni di detenzione in condizioni inumane, lui continua a essere considerato un leader dalla maggioranza della popolazione kurda, una figura chiave per la costruzione di un Medio Oriente pacificato di popoli uguali.

    Dal carcere di Imrali ha condotto la società curda portandola a un approccio confederalista, e ha tracciato le basi teoriche e pratiche per la rivoluzione del Rojava, la liberazione dei curdi yazidi a Shengal e per il progetto dell’HDP in Turchia. Fino al 2015 ha svolto dei negoziati con il governo turco proponendo un piano graduale per raggiungere la pace, da misure per la costruzione della fiducia, al far tacere le armi sotto supervisione internazionale, fino a una soluzione politica permanente della questione curda. Le proposte da lui delineate nella sua “Road Map” restano della massima importanza.

    Mettere fine alla prigionia di Öcalan è il primo urgente passo per la democratizzazione del Medio Oriente. Milioni di persone sostengono questa causa e più di 10 milioni hanno già firmato l’appello internazionale per la sua libertà. Adesso è il momento per la libertà di Öcalan e per pace, giustizia e libertà!

    Sostieni la campagna! Discutine con la tua comunità a livello locale!

    Per informazioni visita: freeocalan.org.

  • I corso multidisciplinare su Minori Stranieri Non Accompagnati

    Il I corso multidisciplinare su Minori Stranieri Non Accompagnati è una proposta formativa di Cooperativa Itinere in collaborazione con Progetto Diritti onlus, volta a fornire un approccio integrato a un tema sempre più attuale e complesso.

    Chi sono i minori stranieri non accompagnati?

    Da dove arrivano? È un fenomeno emergenziale?

    Chi è e quali mansioni ricopre il “tutore”? 

    L’arrivo dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) in Italia ha iniziato a essere registrato verso la fine degli anni Ottanta, ma la sua rapida crescita è avvenuta parallelamente all’aumento dei flussi migratori provenienti dai paesi dell’Est Europa nel decennio successivo.

    Nonostante ciò, solo oggi si inizia a considerare questo fenomeno non più come emergenziale e ad approcciare alla categoria dei minori stranieri non accompagnati come non assimilabile a quellamacro dei migranti.

    Il minore, infatti, è di per sé portatore di bisogni e desideri specifici che non è corretto identificare o individuare come i medesimi dei migranti adulti.

    Questa migrazione, agita principalmente da maschi quasi adulti, solleva tematiche di ordine pratico quanto deontologico, impone un nuovo dialogo tra le differenti professionalità che collaborano alla riuscita del percorso migratorio del minore.

    È necessario leggere il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati con una lente nuova, comprenderne non solo il punto di partenza ma anche quello di arrivo. Non di rado, infatti, i giovani migranti hanno dei contatti con le comunità d’origine o con reti parentali nel Paese di accoglienza.

    L’aumento della migrazione di minori stranieri non accompagnati, condizionato anche da nuovi disegni geopolitici e da nuove rotte, ha imposto quindi un più accurato e dettagliato approccio scientifico alla materia.

    In questa cornice, la Cooperativa sociale Itinere, propone il corso di formazione

    I corso multidisciplinare su Minori Stranieri Non Accompagnati. Tecniche e strumenti per un approccio integrato

    aperto a tutti coloro che operano nel settore dedicato.

    Obiettivi del corso:

    • Mediare tra il minore e gli altri attori dell’accoglienza
    • Facilitare le relazioni con i riferimenti a livello territoriale istituzionale
    • Creare ponti tra le figure professionali coinvolte
    • Ipotizzare nuove e funzionali strategie di intervento

    Il corso ha una durata di 12 ore di didattica frontale.

    Sarà rilasciato un attestato di frequenza a coloro i quali raggiungeranno l’80% di presenze inaula.

    Periodo: 20-21 Ottobre 2018 (segue programma dettagliato).

    Articolazione del corso: Sabato dalle 10.00 alle 17.00; Domenica dalle 10.00 alle 17.00

    Sede del corso: Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo – viale Opita Oppio, 45 Roma.

    Info: formazioneitinere@gmail.com . tel. 339/4257753

    Costo e modalità pagamento: 180.00 euro (Iva compresa).

    Da effettuare bonifico presso Monte dei Paschi di Siena

    Codice Iban IT63T0103003204000001954430

    Intestato a : Itinere s.c.s.

     

    Programma del corso

    Sabato 20 Ottobre 2018

    10.00/13.00

    • La figura del tutore volontario e la promozione dell’affidamento nella c.d. Legge Zampa: opportunità e profili di criticità
    • L’accertamento dell’età dei minori stranieri: limiti scientifici e prassi applicative

    Andrea Vitale – Avvocato Progetto Diritti onlus

     

    Sabato 20 Ottobre 2018

    14.00/17.00

    • Minori, religione e gioco:un approccio educativo e relazionale

    Daniela Bico – Settore Mediazione Interculturale – CIES ONLUS

     

    Domenica 21 Ottobre 2018

    10.00/13.00

    • Le nuove norme in tema di indagini familiari, rimpatrio volontario, divieto di respingimento ed esercizio dei poteri “tutoriali” della c.d. Legge Zampa
    • Le nuove norme in tema di prima e seconda accoglienza introdotte dal D.L. 113/2016 e dallac.d. Legge Zampa: problematicità e rischi
    • I diritti dei minori stranieri non accompagnati, il diritto al ricongiungimento nel regolamento Dublino, il rilascio e la conversione del titolo di soggiorno

    Andrea Vitale – Avvocato Progetto Diritti onlus

     

    Domenica 21 Ottobre 2018

    14.00/17.00

    • Refugees Welcome Italia e il modello di accoglienza in famiglia dei neo-maggiorenni. Quali sfide e opportunità?

    Fabiana Musicco – Fondatrice e Presidente Refugees Welcome Italia e

    Francesca Debbas- Coordinatrice gruppo locale Roma.

    Qui la locandina di presentazione del corso.

  • Assistenza legale ai familiari dei braccianti morti nel foggiano

    Si chiamavano Amadou, Aladjie, Moussa, Ali. Avevano dai venti ai trenta anni. E hanno trascorso i loro ultimi giorni a spaccarsi la schiena per almeno dodici ore al giorno nella raccolta dei pomodori destinati alla salsa che finisce sulle nostre civilissime tavole. La loro esistenza da sfruttati si è conclusa con uno schianto sabato 4 agosto a un incrocio sulla strada provinciale 105 tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri (Foggia). I loro corpi sono rimasti intrappolati in un furgone per il trasporto merci. Altri 4 compagni sono rimasti feriti e sono ricoverati negli Ospedali Riuniti di Foggia. A loro hanno fatto visita in giornata i nostri avvocati Arturo Salerni e Mario Angelelli insieme ai sindacalisti USB fra cui Aboubakar Soumahoro. Subito dopo si sono recati nell’insediamento dei braccianti per assumere la difesa di alcuni dei parenti dei ragazzi deceduti nell’incidente e iniziare a metter in campo tutti gli sforzi per fare luce sull’accaduto, a cominciare dall’accertamento circa le posizioni di ciascuna delle vittime dal punto di vista contrattuale, previdenziale e assicurativo.

    Ieri intanto  altre dodici persone, anche loro migranti, sono morte nell’incidente stradale avvenuto lungo la statale 16 all’altezza dello svincolo per Ripalta, nelle campagne di Lesina. I loro corpi ammassati nel retro di un furgone con targa bulgara, sono stati a fatica estratti dal groviglio di lamiere.

    Una strage che ci mette di fronte all’ordinaria barbarie che si rinnova ogni giorno nei ghetti accanto alle nostre città, nei luoghi istituzionalizzati dello sfruttamento. Una barbarie funzionale alla filiera della grande distribuzione che abolisce l’umanità dei lavoratori non riconoscendoli portatori di dignità e diritti. Anche per questo è importantissimo aderire alla “marcia dei berretti rossi” organizzata da USB per domani 8 agosto con partenza alle 8 dal campo di Rignano. L’obiettivo della lotta rimane la conquista dei contratti, dei diritti e della dignità per tutti i braccianti che lavorano nelle campagne italiane.

     

  • Bambino di due anni può fare ritorno in Italia dai genitori

    Il Tribunale di Palermo, con ordinanza del 17/07/2018, ha stabilito il diritto al reingresso immediato in Italia di un bambino di due anni, trattenuto in Costa D’Avorio lontano dai genitori, dopo il ricorso presentato da questi ultimi, difesi dall’avvocato Gaetano Mario Pasqualino contro il Ministero dell’Interno e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione.

    La vicenda riguarda una coppia originaria della Costa D’avorio e regolarmente residente da molti anni a Palermo e il figlio, di appena due anni, nato in Italia dalla coppia. La madre aveva deciso di spostarsi in Germania con il figlio per cercare lavoro ma, dopo un primo periodo, era stata espulsa (incredibilmente e illegittimamente) dalle autorità tedesche in Costa D’Avorio, sebbene avesse il permesso di soggiorno per motivi familiari e il marito fosse regolarmente residente a Palermo.

    All’arrivo in Costa D’Avorio la madre aveva deciso di fare rientro in Italia e l’Ambasciata glielo aveva consentito, stante il possesso del permesso di soggiorno, ma aveva negato il diritto di ingresso al figlio minore. Agendo come se il piccolo (nato in Italia) non fosse mai stato nel nostro Paese, l’Ambasciata aveva chiesto di seguire la più onerosa procedura del ricongiungimento familiare, peraltro non percorribile dalla coppia per motivi di reddito.

    Nonostante le ripetute richieste avanzate all’Ambasciata e considerata la tenera età del minore e le sue precarie condizioni di salute (che richiedono cure mediche che in Costa d’Avorio non possono essere garantite), nessun riscontro si era avuto. Per questo l’avvocato Gaetano Mario Pasqualino, referente di Progetto Diritti a Catania, difensore dei genitori del piccolo, ha adito il Tribunale di Palermo al fine di ottenere in via immediata e urgente, ex art.700 cod. proc. civ., un provvedimento che consentisse ed autorizzasse il reingresso immediato in Italia del neonato.

    Il Tribunale, valutando la sostanziale inerzia delle Amministrazioni, la tenerissima età e la fragilità del minore, come attestato da certificazione medica prodotta, e considerato che i genitori hanno presentato regolare richiesta del rinnovo del titolo di soggiorno, ha accolto totalmente le richieste della coppia, ordinando all’Ambasciata d’Italia in Costa D’Avorio di rilasciare l’autorizzazione di ingresso in Italia del bambino.

    Qui il testo completo dell’ordinanza del Tribunale di Palermo del 17/07/2018.

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