Decreto Flussi 2010/2011 – Quasi 400mila domande in totale; www.meltingpot.org; 03/02/2011

E’ il tempo della regolarizzazione permanente.

Richieste quattro volte superiori alle quote disponibili.

Sono complessivamente 392.310 le richieste pervenute alle al sistema informativo del Dipartimento libertà civili e immigrazione

Le domande sono così ripartite tra i tre diversi click day:
-  324.709 domande inviate il 31 gennaio, relative alle quote previste dall’art. 2 del decreto, divise in 230.929 per lavoro domestico e 93.780 per lavoro subordinato, a fronte di un totale di 52.080 posti disponibili;
-  60.983 inviate il 2 febbraio, relative alle quote previste dall’art. 3 del decreto (solo domestici di paesi fuori dalle quote riservate), divise in 53.389 per colf e 7.594 per badanti , a fronte di 30.000 posti disponibili;
-  6.618 domande inviate il 3 febbraio per le quote previste dagli artt. 4, 5 e 6 del decreto (conversioni di permesso di soggiorno, lavoratori formati all’estero e lavoratori di origini italiane) a fronte di complessivi 16.000 posti disponibili.

Le quote in eccesso saranno ripartite successivamente per le altre categorie di domande.

Ma ciò che ancora una volta risulta evidente è la sproporzione tra le domande inviate ed i posti disponibili.
A poco vale la constatazione di una complessiva diminuzione delle domande rispetto al 2007, quando le richieste furono 740.000.
In molti, moltissimi, tra gli stranieri irregolarmente presenti che spesso utilizzano il meccanismo dei flussi come “strada” per regolarizzare la loro posizione, sono ancora in attesa di una risposta, e a loro si aggiungono i 170.000 che ancora sono in attesa dei nulla osta richiesti nell’ambito dei flussi del 2008. Forse si è esaurito il problema dell’irregolarità?

Ancor più importante è la qualità di questa condizione che in questi due anni ha subito un apparentemente irreversibile processo di restrizione ed i drammatizzazione. Il reato di ingresso e soggiorno irregolare, il trattenimento prolungato nei CIE, le norme o le prassi che inibiscono l’esercizio di alcuni diritti essenziali consegnano alla condizione di irregolarità un peso notevolmente modificato.

La crisi economica, il suo utilizzo, la rinnovata utilità dello sfruttamento dei migranti irregolari ci racconta come a quei 400 mila click (anche se per la verità in parte saranno effettivamente chiamate dall’estero) corrisponda una condizione di ricatto e violenza senza precedenti.

Quelle ore 8.00 del click day, quel momento che segna il limite tra chi avrà un permesso e tra chi non potrà everlo, qull’idea di imporre la regolazione, non tanto dei flussi migratori ma delle condizioni di vita di chi c’è e chi vorrebbe esserci, è un pò l’emblema della governance che ancora pretende di rubare il diritto di scelta. Il diritto di restare o di andare, di migrare o di approdare, di vivere e costruire.

Non è tanto l’opportunità di una sanatoria ad essere in discussione quanto piuttosto il diritto di scegliere.
La regolarizzazione permanente dei migranti presenti sul territorio, la rottura della condizione di “non persone”, la messa in mora del ricatto (quale condizione oggi è più comune a tutti noi) della perdita del diritto di soggiorno, del trattenimento, dello sfruttamento.
Questo è il nostro orizzonte.