Costruire un ponte tra Italia e Senegal. Per la tutela del lavoratore migrante

altSi è tenuto a Dakar, il 11 e 12 dicembre 2013, presso la sala conferenze del Ministero dei Senegalesi all’Estero il convegno ‘Costruire un ponte tra Italia e Senegal. Per la tutela del lavoratore migrante. Previdenza, accordi internazionali, diritti pensionistici, immigrazione di genere, politiche migratorie, co-sviluppo, lavoro migrante’. L’iniziativa è parte del progetto Immigrazione consapevole e sicura tra l’Italia e il Senegal finanziato dal Ministero dell’Interno e promosso dalle associazioni Roma-Dakar e Progetto Diritti con la collaborazione di Centre Doxandem e Dokita. 

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Al convegno hanno partecipato: Cheikh Kebe (Roma-Dakar), Francesca Grassi (Centre Doxandem), Mambaye Diop (Centre Doxandem), Chiara Impagliazzo  (Ministero dell’Interno italiano), Karim Cissé (Ministero del Lavoro senegalese), Claudio Piccinini (INCA), Mamadou Badji  (Università di Dakar – UCAD), Riccardo Cappelletti (Università di Dakar – UCAD), Michela Fusaschi (Università RomaTre), Mario Angelelli (Progetto Diritti), Arturo Salerni (Roma Dakar), Francesco Pompeo  (Università RomaTre), Awa Konate (Comité consultatif national). 

Nel corso dei lavori si è discusso di politiche migratorie, di migrazione consapevole e di sostegno ai progetti di ritorno, con una particolare attenzione alle connesse questioni previdenziali e pensionistiche.

Al termine della conferenza internazionale i rappresentanti dell’INCA CGIL, Claudio Piccinini, di Progetto Diritti, Mario Angelelli e Arturo Salerni, di Roma Dakar, Kebe Cheikh, e del Centre Doxandem, Francesca Grassi e Mambaye Diop, hanno chiesto unitariamente alle forze politiche parlamentare di svolgere ogni passo necessario nei confronti del Governo italiano affinché avvii senza ritardo i rapporti con il governo del Senegal per la sottoscrizione della convenzione bilaterale in materia previdenziale.

Infatti, ha dichiarato Claudio Piccinini, “serve una ripresa degli accordi bilaterali e attraverso questi garantire ai lavoratori la possibilità di totalizzare i contributi versati nei due paesi per il diritto alla pensione. Diritto che da paese di emigrazione tanti italiani esercitano con i paesi in cui hanno lavorato e con i quali l’Italia ha firmato gli accordi in tema di sicurezza sociale. Non ha senso che da questa contribuzione versata non si dia luogo ad una prestazione per i lavoratori che hanno svolto il loro lavoro nel nostro Paese”.