Tina oggi ha più di venti anni, è una ragazza albanese che seguiamo da tre anni all nostro sportello al Pigneto. È affetta da quando è nata da spina bifida. I genitori sono venuti in Italia per provare a dare alla figlia una vita migliore. L’assistenza medica che ha avuto qui in Italia, nel nostro Belpaese in cui la Sanità Pubblica è sotto attacco da decenni, non avrebbe potuta averla nel suo paese.
Tutta la famiglia, quando lei era minore, ha usufruito di un permesso di soggiorno per assisterla. Invalida al 100%, Tina vive su una sedia a rotelle. Finché lei è stata minorenne erano coperti da questo permesso dal tribunale dei minori che riconosceva ai genitori il diritto di stare sul territorio per il bene della figlia minorenne.
Fino a qui tutto bene.
Il problema è stato che, raggiunta la maggiore età di Tina, per rimanere in Italia e continuare le sacrosante cure, i genitori dovevano convertire il permesso di soggiorno da assistenza ai minori a quello per lavoro. Il padre da anni lavora in Italia e la richiesta è stata subito fatta. Solamente che bisognava superare il problema della residenza che in questo caso non era regolare per problemi di rampa per disabili (non vi stiamo a tediare ma questi sono i casini della vita comune di tutti noi, stranieri e non).
Con una bella memoria e argomentando il caso con la Questura alla fine ce l’abbiamo fatta.
Storia a lieto fine, Tina può continuare a curarsi da noi.
Prevedibili commento razzista: «Poteva curarsi a casa sua, nel suo paese!» Il Karma sa essere tremendo, non lo ripeterò ami abbastanza. I nostri #Mostri raccontano l’Italia dei nostri tempi. Misera e stupenda insieme.

