Turchia: sfida all’Europa sui diritti

immagineperfondbassoLe vicende recenti che vedono protagonista la Turchia hanno portato all’attenzione dell’Europa e del mondo quelli che erano processi già da tempo in atto con il governo di Recep Tayyip Erdogan ma che dopo il fallito (o presunto golpe) hanno subito un’escalation allarmante e intollerabile. Il golpe è stata un’occasione per sbarazzarsi di ogni opposizione, soprattutto quella civile e democratica che in questi giorni viene aggredita, imprigionata, umiliata. E questa deriva autoritaria così violenta viene condotta nel nome della democrazia.

Di fronte alle atrocità di epurazioni, liste di proscrizione, scomparsa e incarcerazione di migliaia di persone che riportano alla mente le esperienze dell’America Latina degli anni ’70, è giunto il momento per l’Europa di decidere cosa fare, superando l’ipocrisia e le posizioni di facciata di chi si limita a sollecitare cautela al governo turco non mancando di ricordarne la democratica elezione, perché non è democratico un governo, per quanto fondato sul consenso della maggioranza, che calpesta i diritti elementari delle persone e delle minoranze, e ripudia lo stato di diritto. Per questo Progetto Diritti aderisce all’appello lanciato dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso Issoco e rivolto alle istituzioni Europee per affermare che il regime turco non può far parte dell’Europa, della sua cultura giuridica e pluralistica, non soltanto per la prospettata futura reintroduzione della pena di morte, ma per la già avvenuta continua violazione delle libertà fondamentali e dei diritti umani e civili. Alle istituzioni Europee si chiede di:

  • cancellare il vergognoso accordo stipulato con la Turchia in violazione diritti elementari delle popolazioni migranti, e delle stesse convenzioni che l’Europa si è data;
  • interrompere ogni commercio finalizzato, anche indirettamente, al potenziamento bellico o tecnologico di sicurezza della Turchia, a cominciare dalla esportazione di armi;
  • è infine indispensabile isolare il regime turco e, perciò, adottare con urgenza tutte le sanzioni e iniziative legittime, cominciando con il sospendere la Turchia da ogni partecipazione a istituzioni e organismi europei.

A tutti i popoli, e specialmente a quello curdo, che stanno soffrendo il potere sopraffattorio e oppressivo di Erdogan va la nostra solidarietà attiva di persone che lottano affinché i diritti umani e i diritti dei popoli prevalgano sugli interessi politici ed economici dei poteri dominanti.

Qui il testo completo dell’appello con le adesioni finora giunte.

, , , ,