No all’estradizione verso la Turchia: secondo il giudice non rispetta i diritti umani

Soldati turchi controllano la zona dove sono in corso manifestazioni a sostegno del presidente turco Recep Tayyip Erdogan in piazza Taksim, a Istanbul (AP Photo/Emrah Gurel)

Soldati turchi controllano la zona dove sono in corso manifestazioni a sostegno del presidente turco Recep Tayyip Erdogan in piazza Taksim, a Istanbul
(AP Photo/Emrah Gurel)

Il giudice della Corte d’Appello di Roma ha respinto la richiesta di estradizione avanzata dall’Autorità Turca nei confronti di un cittadino turco, di etnia curda, da tempo residente in Italia. Il cittadino, sottoposto, in via cautelare, ad arresti domiciliari con autorizzazione a svolgere attività lavorativa, è titolare di protezione sussidiaria e risiede e lavora regolarmente in Italia insieme alla moglie e ai figli. Il rischio di subire persecuzioni per essersi sottratto nel proprio paese agli obblighi di leva e soprattutto per la sua appartenenza alla perseguitata minoranza curda, fa sì che persistano le condizioni per il riconoscimento della protezione internazionale. A ciò si aggiunge, come ampiamente documentato dai difensori del cittadino curdo, gli avvocati Arturo Salerni e Mario Angelelli, l’esponenziale incremento delle violazioni dei diritti umani registratosi dallo scorso anno in Turchia, che non riguardano solo la popolazione curda, ma anche soggetti appartenenti a istituzioni pubbliche poste a garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone. La Corte d’Appello di Roma ha pertanto fondato la sua decisione riconoscendo causa ostativa all’estradizione ai sensi dell’art, 698 del codice di procedura penale che sancisce che “Non può essere concessa l’estradizione [..] quando vi è ragione di ritenere che l’imputato o il condannato verrà sottoposto [..] a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti o comunque ad atti che configurano violazione di uno dei diritti fondamentali della persona”. Non può il cittadino curdo tornare in un Paese da cui provengono giornalmente immagini di arresti di massa di politici dell’opposizione, magistrati, insegnanti, di trattamenti inumani e degradanti, oltre che la sospensione della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e il prospettato ripristino della pena di morte.

Come ricordato in una recente sentenza della Corte di Cassazione (sent. 54467/16), una delegazione di giuristi e avvocati italiani ha constatato “un quadro assolutamente preoccupante per il rispetto dei diritti della persona, circostanza già emersa da tempo in quanto la Turchia ha subito il maggior numero di condanne in Europa per il mancato rispetto dei diritti umani”.

La situazione ha assunto dimensioni di gravità tali da aver determinato il Consiglio superiore della magistratura a sospendere ogni cooperazione con il Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri della Turchia a causa del marcato rispetto dell’indipendenza della magistratura di quel Paese.

 

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