47377760_2265699603667140_5412997989532696576_o

  • Appello di Antigone contro la proposta di riforma della legge sulla legittima difesa.

    Insieme ad Archivio Disarmo abbiamo lanciato un appello affinché il Parlamento non approvi la proposta di riforma della legge sulla legittima difesa. Attualmente in discussione, questa vorrebbe eliminare definitivamente il principio di proporzionalità tra il bene minacciato dall’autore del reato e il bene offeso, assicurando una sorta di immunità a chi usa le armi contro un presunto ladro.
    Vorrebbe evitare l’intervento del giudice. Ma l’azione giudiziaria è obbligatoria, non si può impedirne l’avvio sulla base di una presunzione di innocenza di chi uccide una persona. È il giudice a dovere sempre verificare i fatti. Il suo intervento è ineliminabile: in un paese democratico solo un giudice può verificare l’esistenza effettiva di un’intrusione e accertarsi dell’identità e del ruolo della persona uccisa.

    Così com’è concepita, la riforma della legittima difesa metterà a rischio la sicurezza di tutti determinando un aumento esponenziale delle armi in circolazione e una conseguente maggiore probabilità del loro uso. Una silenziosa corsa dei cittadini ad armarsi individualmente non è la soluzione. Come dimostra l’esperienza degli Stati Uniti, la diffusione delle armi da difesa personale non fa altro che diffondere il senso di insicurezza e di sfiducia nelle Istituzioni.

    All’appello hanno aderito in tanti tra associazioni, giuristi, magistrati ed esponenti della società civile.

  • Reddito di cittadinanza,Progetto Diritti e BIN-Italia offrono tutela ai beneficiari.

    Progetto Diritti, in collaborazione con l’Associazione per il Reddito BIN – Italia, offre tutela ai beneficiari del reddito di cittadinanza

    Il cosiddetto reddito di cittadinanza, nuovo strumento di politica attiva del lavoro, (decreto legge 4/2019) è una misura di recente introduzione per contrastare l’emergente disagio economico che milioni di persone si trovano a vivere.

    L’applicazione pratica del reddito di cittadinanza si preannuncia complessa, in parte a causa della intrinseca novità della misura, in parte per l’oscurità di alcune disposizioni. Diversi appaiono i profili critici sui quali mantenere alta l’attenzione.

    Ne elenchiamo soltanto qualcuno:

    • l’accesso alla misura per le persone che non hanno cittadinanza italiana è fortemente condizionato e soffre di alcune restrizioni che appaiono illogiche e incostituzionali;
    • l’erogazione del reddito di cittadinanza è accompagnata da un apparato sanzionatorio di particolare severità, sulla cui applicazione occorrerà vigilare attentamente;
    • l’impostazione del beneficio a livello familiare rischia di far ricadere su tutti i membri della famiglia eventuali mancanze del singolo beneficiario;
    • in generale il titolare del reddito di cittadinanza necessita di tutela e informazioni esaurienti anche per quanto riguarda l’avvio di iniziative formative, lavorative o di volontariato;
    • occorre vigilare sulla effettiva fruibilità di alcuni benefici e servizi accordati dalla legge, come ad esempio quello che consente di riscuotere in un’unica soluzione il reddito di cittadinanza per avviare progetti di lavoro autonomo;
    • la modalità di erogazione del reddito di cittadinanza, mediante una tessera prepagata, può dare luogo a contestazioni indebite degli acquisti e degli stili di vita del beneficiario, con riflessi anche sul piano della tutela della privacy.

    Per queste e altre ragioni, Progetto Diritti e l’Associazione per il diritto al reddito BIN Italia, ritengono necessario un impegno nell’assistenza dei beneficiari per avviare un reale monitoraggio di questa misura e della sua applicazione. Progetto Diritti, come sempre, non si sottrarrà al proprio ruolo di assistenza legale e di garanzia per i più deboli. Con i propri avvocati e operatori risponderà alle necessità degli utenti, offrirà consulenza e tutela gratuita in favore di coloro che incontreranno difficoltà nei rapporti con l’Amministrazione, che subiranno sanzioni, che vedranno la loro domande rifiutate. Il nostro scopo è quello di rendere più facile l’accesso a questo nuovo diritto e al contempo controllare i comportamenti della parte pubblica e patrocinare, eventualmente anche in sede giudiziale, le interpretazioni migliori, più avanzate ed estensive. Il BIN Italia organizzerà le informazioni raccolte, così da avviare uno studio più ampio sui limiti e sulle criticità della legge e portare nelle sedi competenti le proposte di miglioramento e avanzamento verso l’istituzione di un autentico diritto al reddito garantito.

    Per comunicare con i legali, pronti a rispondere alle necessità degli utenti, si potrà fare riferimento all’Avv. Arturo Salerni e l’Avv. Luca Santini. Potete raggiungerli ai contatti di Progetto Diritti: 06/298777 – info@progettodiritti.it

  • Illegittima la revoca delle prestazioni assistenziali per i condannati per reati anche gravi prevista dalla legge Fornero

    È illegittima la revoca delle prestazioni assistenziali nei confronti dei soggetti condannati per gravi reati prevista dall’art. 61 della legge Fornero. Così ha deciso il 20 febbraio il giudice della Sezione Lavoro del Tribunale di Roma – accogliendo un ricorso patrocinato da Arturo Salerni, avvocato dell’associazione Progetto Diritti – sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa in questione con riferimento all’articolo 38 della nostra Costituzione.

    La legge 92 del 2012, infatti, ha introdotto una specifica sanzione accessoria alla pena prevista per i reati considerati di maggiore allarme sociale: la revoca di ogni tipo di prestazione previdenziale ed assistenziale “comunque denominata” di cui il condannato sia eventualmente titolare; dall’indennità di disoccupazione, all’assegno sociale, alla pensione sociale e di invalidità civile.

    Nel caso di specie alla ricorrente, condannata in via definitiva e da tempo agli arresti domiciliari per ragioni di salute, era stata revocata la pensione di invalidità di cui era titolare in forza di una sentenza che aveva accertato la sua totale inabilità al lavoro a causa di una grave patologia.

    Il Tribunale di Roma ha accolto le argomentazioni proposte contro i provvedimenti di revoca adottati dall’Inps, riconoscendo la grave violazione degli art. 2 e 38 Cost. che questa applicazione della legge ha determinato.

    Deve ritenersi” – si legge nella sentenza- “che la normativa in questione non sia applicabile nei confronti dei soggetti non detenuti perché in sospensione della pena per motivi di salute o perché sottoposti a misure alternative alla detenzione, quali la detenzione domiciliare o l’affidamento in prova ai servizi sociali, ancorché condannati in via definitiva per i gravi reati ivi previsti. Diversamente si incorrerebbe nella violazione dell’art. 38 della Costituzione, che sancisce il principio assoluto che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere abbia diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”.

    La norma peraltro presenta ulteriori e diversi aspetti critici sotto il profilo della legittimità costituzionale, quali l’applicabilità retroattiva della sanzione o la disparità di trattamento tra soggetti ai quali la misura viene comminata da un giudice e soggetti già condannati- come in questo caso- ai quali vengono revocate le prestazioni automaticamente dall’ente previdenziale senza alcuna garanzia giurisdizionale. il provvedimento del Tribunale di Roma rappresenta indubbiamente una vittoria per la tutela dei diritti fondamentali in quanto sancisce la prevalenza del diritto alla salute e ad un’esistenza dignitosa anche sulle esigenze di  repressione penale.

    L’ Arturo Salerni difensore della ricorrente, a commento della vicenda, ha dichiarato: “Il provvedimento del Tribunale di Roma rappresenta indubbiamente una vittoria per la tutela dei diritti fondamentali in quanto sancisce la insopprimibilità del diritto alla salute e ad un’esistenza dignitosa anche in presenza di condanne per gravi reati.”

Nessun commento a questo articolo.

Lascia un commento